Capri espiatori e zoologia “complottista”

Come la ricerca ossessiva del complotto e del colpevole danneggiano la coesione sociale

Sembra che il mondo si divida in due tipi di umanità: quelli che vedono il complotto, e quelli che non lo vedono. Per i primi, i secondi non lo vogliono vedere o, peggio ancora, sono collusi. Per i secondi, i primi sono dei folli oppressi da ossessioni e manie di persecuzione. Non sosterrò la facile scappatoia del compromesso affermando che “la verità sta nel mezzo”, ma al contrario cercherò di spiegare perché la costante caccia al colpevole occulto e la ricerca ossessiva del complotto, con la visione di un mondo “umano” sostanzialmente ostile, siano uno dei principali problemi della società contemporanea, ed anzi, vi apportino grande danno.

Questo breve articolo semplifica molto l’argomento ed evita di fare troppa filosofia a proposito di concetti che andrebbero spiegati. Ma mi interessa una comunicazione immediata.

Un dato importante. I complotti e le cospirazioni esistono. Rientrano in quella lista di oggetti, eventi o condizioni che, a differenza degli unicorni, sono dotati della proprietà di esistere, e quindi fanno parte del mondo reale. Per scoprirli, però, non bastano indizi. Occorrono prove certe, come avviene nei processi per giungere ad una condanna. Per comprendere le prove occorrono, poi, competenze specifiche che ci permettano di capire di cosa stiamo parlando (si pensi, ad esempio, alle indagini delle polizie scientifiche sui luoghi del delitto).

Ma cosa spinge verso quell’attitudine a vedere male e inganno ovunque? La constatazione che il complottismo è un fenomeno sociale di massa porta ad escludere la malattia mentale. Persone del tutto razionali in contesti di vita quotidiani, del tutto dotati di sana e normale intelligenza, cedono al complottismo. Perché?

A mio parere, il motivo fondamentale è l’esasperato individualismo delle società occidentali. Se da una parte l’individualismo occidentale ha permesso lo sviluppo di concetti come i diritti umani inviolabili della persona e il valore del soggetto in quanto tale, dall’altro ha via via reso le persone come atomi isolati in un universo sociale disgregato (si veda Bauman). Se aggiungiamo che l’ormai invecchiata società dei consumi ha polarizzato il vivere sociale e individuale verso l’ottenimento di beni materiali, rendendo la socialità un puro svago e non una solida costruzione di legami umani interpersonali, abbiamo il quadro completo per tracciare il profilo dell’assassino.

Se noi siamo l’unico centro del nostro mondo, se il rapporto con l’altro è solo strumentale (e finalizzato esclusivamente ai nostri bisogni e allo svago), io non sono in grado di stabilire rapporti di fiducia coi miei simili. Presuppongo, senza magari averne consapevolezza immediata, che anche gli altri si muovano in logiche di puro individualismo. E se il puro individualismo e la ricerca del vantaggio personale va a scapito di altri che non siano la mia immediata cerchia di affetti, io agisco per il mio tornaconto personale. Quindi rubo, depredo, inganno, impedisco l’attuazione di cure miracolose in tempo di epidemia perché ci guadagno, oppure diffondo vaccini contro le malattie che in realtà servono solo per arricchirmi, spando veleni nell’aria con aerei super tecnologici, e così via.

L’esasperazione individualista, quindi, è un’importante indiziata del complottismo. Siete complottisti perché non vi fidate degli altri e concepite la società come un insieme di atomi isolati in cui ognuno pensa a se stesso. Siete complottisti perché forse, davanti ad un enorme compenso delle famigerate e ormai metafisiche case farmaceutiche che complottano a danno della salute pubblica, anche voi prendereste quella ricompensa.

Se invece siete in buona fede, ed è a questi che mi rivolgo, allora è diverso. Se ritenete un vostro dovere civico denunciare il malaffare perché vorreste un mondo migliore, lo state solo facendo nel modo sbagliato. Eviterò di entrare nel tema della “competenza”, per cui basterà dire semplicemente che per comprendere un “complotto”, o qualsiasi stortura reale del mondo, è necessario che io capisca in modo profondo quello che vado indagando. Immaginatevi che si avvicini ad un progettista di un grattacielo un tale, sostenendo che il progetto che l’ingegnere sta realizzando sia sbagliato e che l’edifico sia destinato a crollare. E immaginatevi che questo individuo sia completamente a digiuno di ingegneria strutturale e dei materiali, e del tutto incapace di compiere quei calcoli così complessi relativi alla statica e alla tenuta di un edificio. Il complottista, nella maggior parte dei casi, si comporta come questo individuo.

Il fatto più grave, è che l’atteggiamento complottistia contribuisce a rendere il mondo un posto peggiore, mentre pensa di fare esattamente il contrario. Promuove la cultura del sospetto, mina alle fondamenta la fiducia interpersonale che è alla base di una serena convivenza sociale, crea contrapposizioni costanti e fazioni fanatiche, e quindi rende più difficile la diffusione di un atteggiamento empatico e collaborativo tra gli individui. La buona fede non è una scusante.

È solo cercando di creare una società basata sulla competenza e sulla fiducia che possiamo pensare di creare un mondo migliore. È in quel tipo di società che si previene meglio qualsiasi forma di “complotto” ai danni della collettività. Vero o presunto.

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