LIBRI PER STUDIARE. La “Storia della lingua giapponese. Dalle origini alla lingua moderna” di P. Calvetti e G. Pappalardo
Conoscere la storia di una lingua che si studia forse non è una tappa obbligata, ma per chi desidera penetrare in profondità quella lingua e la cultura che essa esprime, è certamente un viaggio affascinante che fornisce una prospettiva nuova anche alla nostra conoscenza della lingua concreta, quella della quotidianità. Mi trovo in difficoltà a presentare in questa nota di lettura dedicata ai “libri per studiare” il manuale di P. Calvetti e G. Pappalardo, La storia della lingua giapponese. Dalle origini alla lingua moderna, perché è un’opera che richiede un’attenzione particolare. Non a caso, si tratta di un testo universitario, sebbene si presenti come un compendio che descrive lo stato attuale delle conoscenze sulla storia della lingua giapponese.
Partiamo da qualche considerazione preliminare. Ho impiegato molto tempo a leggerlo. Il volume necessita di essere affrontato con calma per svolgere appieno la sua funzione, e sono consapevole che una prima lettura, senza un vero e proprio approfondimento, sia sufficiente solo a fornire un’infarinatura generale.
Il giapponese antico. Le ottime traduzioni italiane dei classici della letteratura giapponese ci hanno fatto dimenticare un dato importante: la letteratura classica è scritta in una lingua che suona quasi straniera all’orecchio di un contemporaneo. Un confronto pertinente può essere quello tra italiano e latino. Ebbene, la lingua dei classici, la lingua del Genji monogatari, è più lontana dal giapponese moderno di quanto Cicerone lo sia dall’italiano di oggi. Quando un italiano apre un’edizione scolastica del De bello Gallico di Cesare, riconosce immediatamente parentele. Con qualche sforzo grammaticale, può persino decifrare frasi intere, anche se si sa che Cesare è “facile” rispetto ad altri autori latini.
Per il lettore giapponese moderno, il capolavoro di Murasaki Shikibu non è un testo in una lingua semplicemente “antica”, ma in una lingua sostanzialmente diversa. Per leggerlo, non basta un dizionario storico, ma serve una traduzione in giapponese contemporaneo (alcuni autori moderni hanno intrapreso questa avventura).
Struttura del libro. Il manuale di Calvetti e Pappalardo descrive l’evoluzione della lingua giapponese, partendo dal problema della sua appartenenza o meno ad altri gruppi linguistici, per poi entrare nel vivo, parlare dell’evoluzione del sistema di scrittura, ma soprattutto dei diversi “giapponesi” delle epoche successive.
Il libro entra nel dettaglio della struttura fonetica e grammaticale, per quanto sia possibile ricostruirla nelle epoche più remote, dal periodo Nara a oggi. Scopriamo così che le differenze, tanto fonetiche quanto grammaticali, erano molto significative: molti fonemi si sono persi o sono mutati. In particolare il sistema vocalico risulta interessante per figurarsi il suono del giapponese antico.
Oltre all’evoluzione grammaticale (morfologia del verbo, pronomi, particelle, ecc.), che muta profondamente nei secoli, sono presenti anche approfondimenti sul rapporto con la lingua cinese, essenziale per la formazione di gran parte del lessico giapponese, e con le lingue occidentali che, dai primi contatti del XVI secolo, influenzano in varie tappe il giapponese moderno, il quale presenta massicci prestiti o calchi dal portoghese, dall’olandese, dal tedesco e, soprattutto, dall’inglese.
Ma con questi dettagli rimaniamo solo alla superficie della storia della lingua per come emerge dall’opera di cui stiamo parlando.
Pregi. Certamente il grado di accuratezza e approfondimento rientra tra i pregi di questo strumento, che rimane un punto di riferimento per studenti e studiosi italiani.
Difetti. Gli autori danno per scontato che la terminologia linguistica sia conosciuta dal lettore, costringendo probabilmente chi è a digiuno di questa disciplina a cercare spesso il significato di questo gergo tecnico.
Conclusione. Destinato al mondo universitario, è comunque uno strumento di grande utilità per chi desidera comprendere la lingua giapponese anche in prospettiva temporale, diacronica oltre che sincronica.