Di cosa parlo?

Letterature e culture del mondo. Ogni settimana (o quasi) propongo una riflessione su un libro, un autore, un tema che riguardi la “Letteratura del mondo” e il suo rapporto con temi esistenziali, filosofici, sociali, con incursioni in ambito musicale e artistico. In particolare mi interessa l‘ottica comparativa tra letterature/culture occidentali e letterature/culture dell’Asia Orientale e del Sud-est Asiatico.

L’obiettivo – nel mio piccolo – è quello di contribuire a creare un ponte tra culture e far conoscere autori e opere al di fuori del nostro spazio linguistico-culturale di appartenenza, mostrando come in tutti i tempi e in tutti gli spazi geografici le idee, i sentimenti, le paure e le speranze umane siano le stesse ovunque. Solamente declinate attraverso specifiche sfumature.

Bevi Vodka, parla con gli angeli

Nota su Mosca-Petuškì di Venedikt Eroféev

venedikt erofeevUna storia di estrema semplicità. Un uomo, un derelitto, una specie di barbone alcolizzato che compie un viaggio in treno da Mosca a Petuškì, cittadina industriale a poche decine di chilometri dalla capitale. Ma il suo stato di sbronza perenne rende quel viaggio un continuo confrontarsi con i mostri di un’interiorità tormentata (come da cliché letterario). Volutamente banalizzata in questa stringata descrizione, il breve romanzo di Venedikt Eroféev, è un’opera importante nel panorama letterario e culturale di quegli anni. Siamo nella Russia sovietica (1973), ma il respiro dell’opera – un respiro post-moderno, dove il pensiero si disarticola e si frammenta – è del tutto europeo. Prima di concederci qualche dettaglio in più sul libro, parliamo del titolo. Mosca-Petuškì è il titolo originale, ma esistono traduzioni che impiegano titoli riadattati, cercando di rendere quelle sfumature che al di fuori del contesto inevitabilmente si perdono. È il caso della traduzione di Pietro Zveteremich, per Feltrinelli: in quella traduzione ormai classica l’opera diventa “Mosca sulla Vodka”. Continua a leggere “Bevi Vodka, parla con gli angeli”

Smembrare cadaveri per noia

Natsuo Kirino, Le quattro casalinghe di Tokyo

Se per raggiunta sopportazione ti capita di strangolare, in una sera come tante, tuo marito, e se poi le colleghe di lavoro, una notte come tante, ti aiutano a liberarti di quel cadavere facendolo a pezzi, non è il caso di parlare necessariamente di indole criminale o, ancora peggio, di patologia mentale. Se quella vita, piccola, deludente, senza speranza, ti ha logorato per anni, allora, magari, la patologia è in quel caso la vita stessa, ed è inutile scomodare la psichiatria. Il romanzo di Kirino Natsuo, Le quattro casalinghe di Tokyo (titolo troppo didascalico scelto dall’editore italiano in luogo di un laconico Out) è un romanzo multi-strato e multi genere. Thriller, noir, romanzo esistenziale sulla condizione della donna (ma anche dell’uomo) nel mondo moderno, sulla solitudine, sui mostri che ci vivono dentro e che fingiamo di non vedere. Mostri che tuttavia stanno lì, pronti ad uscire e a smembrare cadaveri. Kirino Natsuo (manteniamo l’uso tradizionale giapponese di citare gli autori nell’ordine cognome-nome) disegna un mondo normale; anzi di una banalità sconcertante, e poi ci mostra come quei mostri vivano in esso perfettamente mimetizzati. Anzi mostra che, in fondo, siamo tutti mostri. Continua a leggere “Smembrare cadaveri per noia”

Il mondo in poltiglia

Ansie individualiste e libertarie in Dazai Osamu

Dazai OsamuIl mondo sotto i piedi è come se si sbriciolasse. La società che conoscevamo prima, i valori che ispiravano i nostri comportamenti, i nostri scopi e il percorso del nostro vivere, sono stati ribaltati, messi in crisi in un modo tale da renderli irriconoscibili. Ecco, è questo il quadro che descrive Dazai Osamu (1909-1948) in due delle sue opere principali, i due romanzi brevi Il Sole si spegne (斜陽, Shayō 1947) e Lo Squalificato (人間失格, Ningen shikkaku, 1948) . Siamo in uno dei paesi sconfitti del secondo conflitto mondiale, un Giappone che più di altri, con la detonazione delle prime bombe atomiche nella storia su soggetti civili, doveva pagare pegno per una pace che era anche un nuovo ordine politico. Ma tutto questo non interessa a Dazai Osamu. La sua è una presa diretta sull’interiorità dei personaggi e dell’animo umano. Dazai Osamu fa politica, forse, ma in modo indiretto e, per così dire, esistenziale. Mentre descrive relitti umani, imbruttiti dall’alcool e dalla droga, persi in relazioni sentimentali e sessuali meschine, sta disegnando in controluce il diritto alla libertà dell’individuo a vivere secondo la propria indole, pure senza logica e fuori dalle morali correnti. Ma procediamo con ordine. Continua a leggere “Il mondo in poltiglia”

La tirannia dei “normali”

La ragazza del convenience store di Murata Sayaka

Murata SayakaUna vita scandita dalle tappe. Tappe imposte dal sistema sociale dove nasciamo e cresciamo. La scuola, la professione, la vita di coppia, la famiglia, i figli. Tutto ciò che va fuori da questi schemi è fuori dalla “normalità”, suscita sospetto, disapprovazione, persino scherno, qualche volta beffa. La Trentaseienne Keiko lo ha imparato a proprie spese. È tutta la vita che finge normalità, fin da quando, ancora bambina, ha scoperto che le persone che ci circondano reagiscono spaventate, spazientite, scandalizzate, se le reazioni che abbiamo fuoriescono dagli schemi delle loro attese. Persino i genitori e la sorella, che comunque l’hanno sempre amata, sostengono che in qualche modo Keiko debba “guarire” dalla sua stranezza. Non è sorprendente che La ragazza del convenience store (Kombini ningen) della scrittrice Murata Sayaka abbia riscontrato un grande successo, prima in patria e poi fuori dai confini. Quella della “normalità” è un tema delicato ed universale. Ci è concesso trasgredire in giovane età, ne abbiamo tutte le scusanti e, in fondo, anche il tacito consenso della società. Ma fuoriuscire dai binari oltre le soglie di quella fase della vita, fin dentro la maturità, è inaccettabile. Continua a leggere “La tirannia dei “normali””

L’estetica (disturbante) del disgusto

Blu quasi trasparente di Ryū Murakami

Blu quasi trasparenteUn gruppo di giovani ragazzi, intorno ai vent’anni. Trascorrono le giornate e le notti in raduni di sesso estremo, di consumo smodato di alcolici, di droghe di ogni tipo. Vivono vicino ad una base americana, nel Giappone degli anni Settanta che qualcuno, con polemica, definisce  in tutto e per tutto colonia statunitense dalla fine della seconda guerra mondiale. Ma la base è anche il motivo per cui soldati afroamericani, presentati con avida sazietà, si aggirano per la città e se la spassano con le giovane ragazze giapponesi. Le personalità dei personaggi sono in apparenza poco sviluppate in profondità: ragazze e ragazzi sembrano bambole insensibili in balia dei loro vuoti che, banalmente, riempiono di droghe, sostanze alteranti di ogni qualità allora nota. Ed anche il sesso diventa violenza consenziente, in un convivio animalesco descritto con una freddezza che quasi ci spaventa. Eppure si tratta di una narrazione in prima persona. Chi è il giovane Ryū che parla? Cosa sappiamo di lui? E degli altri? Delle ragazze, degli altri tossici? Poco o niente. Continua a leggere “L’estetica (disturbante) del disgusto”

Inquietudini, libertà, erotismo

La Vegetariana, romanzo della coreana Han Kang

la vegNon sappiamo perché, ma dai coreani ci aspettiamo stranezze e le tolleriamo. Anzi, per questo li amiamo. “Stranezze”, si intende, dal nostro punto di vista. Dobbiamo scomodare la categoria del grottesco per definire serial coreani come Squid Game, la pellicola Premio Oscar Parasite, e altri prodotti che ci provengono da quel paese. Una sensazione analoga coglie il lettore del romanzo breve La vegetariana, della scrittrice coreana Han Kang. Ma la gamma di sensazioni ed atmosfere che l’autrice è capace di costruire in poche pagine, ci fa dimenticare in fretta l’etichetta di grottesco appena evocata, e ci lascia smarriti, con la sensazione di non sapere cosa abbiamo realmente letto: un horror? Un romanzo erotico? Un romanzo esistenziale sul significato della vita e il valore della libertà individuale? Tutte queste cose insieme. Tra l’altro, un esperimento che il lettore può fare per cogliere il valore universale di un’opera, – in altri termini di capire se si sta parlando ad un pubblico universale, – è quello di asportare artificialmente e simbolicamente quegli elementi che calano la narrazione in uno specifico contesto sociale, culturale, storico e linguistico. Se effettuata questa azzardata operazione di asporto, quello che ne rimane è un messaggio, un insieme di sensazioni e suggestioni ancora vive, l’opera ha un valore intrinseco, oltre quegli elementi che, comunque essenziali, non la definiscono per intero. Continua a leggere “Inquietudini, libertà, erotismo”

Indonesia, Singapore, Giappone

Clarissa Goenawan: un esempio di letteratura dell’era globale

Clarissa GoenawanLa pandemia prima, e le vicende geopolitiche poi, hanno ridimensionato l’idea di un mondo aperto e globale. La contrazione della mobilità internazionale per oltre un biennio ha certamente inciso in questo processo, ma capiremo solo in un futuro prossimo se un fenomeno che avrebbe dovuto e potuto costituire solo una fase di passaggio, influenzerà la formazione di una nuova forma mentis. Va detto, però, che la confusione tra globalizzazione intesa in senso economico, come esportazione di modelli liberisti e sostanzialmente come occidentalizzazione/americanizzazione, è stata sovente confusa con la parallela formazione di una cultura globale, senz’altro pesantemente influenzata da modelli occidentali, ma poi risultante da forme di contaminazione e ibridazione. Se la perdita della prima non è certamente una tragedia, la perdita della seconda sarebbe certamente un passo indietro nella costituzione di un mondo aperto e in grado di valorizzare le potenzialità dell’era globale. È con simpatia, dunque, che possiamo riportare un esempio riuscito di “letteratura globale” nella figura della giovane Clarissa Goenawan (classe 1988). Questa breve nota non riguarderà il libro esordio di Clarissa Goenawan. Rainbirds (pubblicato in Italia da Carbonio Editore e tradotto da Viola Di Grado), se non tangenzialmente. Il focus sarà posto sull’autrice. Continua a leggere “Indonesia, Singapore, Giappone”

Il sociologo del K-pop

Perché la Corea ha tanto successo tra i giovani?

blackpinkLo ammetto. Sto imitando Umberto Eco. Ancora una volta. Tentativo ben poco modesto, a dire la verità. Il grande semiologo e filosofo aveva cercato di trattare temi ritenuti frivoli con i mezzi interpretativi della semiotica, della linguistica e della filosofia. Aveva dedicato pagine di grande acume al fumetto americano, alle “canzonette” italiane, e così via. Ora, l’obiettivo di queste note è più modesto, ma spero e penso di una qualche utilità. Parleremo di musica e società. Nello specifico, parleremo di k-pop. La Corea sta vivendo un suo momento di splendore, milioni di fan seguono il K-pop in questi anni, si appassionano ai cosiddetti “drama” (serie ad ambientazione coreana), e persino il cinema “serio” riscuote un successo crescente in Occidente e nei paesi asiatici limitrofi, come dimostra il recente premio Oscar a “Parasite”. Ad un’osservazione anche superficiale delle tendenze sul web, si registra una crescita dei corsi di lingua coreana e di contenuti legati alla cucina di questo paese. Un’infatuazione passeggera? Una moda di nicchia? Certo, nei media tradizionali e negli spazi del social web a questi collegati, questa tendenza non risalta in tutta la sua evidenza. Forse perché il target, da un punto di vista puramente di mercato e sociologico, è anagraficamente diverso: la Corea interessa soprattutto ai giovani e sfugge a certi canali di comunicazione. Continua a leggere “Il sociologo del K-pop”

Gli spiriti dei morti

Note su Gli antenati di Adam Mickiewicz

Mickiewicz letteratura della PoloniaNon tutti sanno che Adam Mickiewicz è il “Dante” polacco, se è lecito usare questa espressione. Mickiewicz, infatti, occupa nella considerazione della critica e dell’opinione pubblica del paese slavo lo stesso ruolo che il nostro poeta fiorentino occupa nella letteratura italiana: quello di maggiore autore. Ma mi sia consentita una riflessione preliminare a questo proposito, anche a corollario di una precedente nota su una letteratura d’Europa (che si può leggere qui). Fuori dagli universi linguistici noti (per lo più il nostro e quello anglofono, al massimo dei “vicini più vicini”), quanti lettori conoscono il “Dante” dei nostri partner europei? Chi è il “Dante” ceco, romeno, bulgaro, olandese? Escludendo una sparuta cerchia di specialisti, è probabile che questo dato sia poco noto fuori da uno specifico contesto linguistico e culturale. Non dico la conoscenza o la lettura delle opere, ma neppure i nomi di queste figure sono patrimonio comune della cultura europea. Ecco anche il senso di conoscere ciò che sta oltre un terreno battuto: contribuire a creare una cultura veramente europea. Continua a leggere “Gli spiriti dei morti”

Le incredibili avventure di Li Testapelata

Il romanzo Brothers dello scrittore cinese Yu Hua

Yu Hua scrittore cinese

Sembra che il primo Yu Hua (余华 Yúhuá) si fosse incamminato sulla strada della scrittura sotto l’influenza di Franz Kafka e di Kawabata Yasunari. Questi due ultimi autori, un ceco di lingua tedesca e un giapponese, erano certamente accomunati dalla capacità di raccontare l’aberrazione di una realtà senza sconfinare nel fantastico e nel soprannaturale (parliamo, ovviamente, del Kafka de Il Processo e de Il Castello). Ma il Yu Hua di Brothers (兄弟 Xiōngdì), titolo all’inglese che rende la versione italiana di questo enorme romanzo, è già voce autentica, autonoma di questo scrittore. Ma chi è Yu Hua? Classe 1960, la critica lo considera uno dei più significativi autori della nuova generazione, anche grazie alla sua sostanziale capacità di descrivere gli epocali cambiamenti avvenuti nella società cinese. Un piglio fiabesco che, come vedremo, pone ancora più in risalto alcuni elementi di violenza che il rotolare della storia umana porta inevitabilmente con sé. Continua a leggere “Le incredibili avventure di Li Testapelata”

Mazzini e una Letteratura d’Europa

Uno scritto del 1829 del pensatore risorgimentale

MazziniNel 1829 sull’Antologia di Firenze uscì un lungo articolo di Giuseppe Mazzini dal titolo programmatico: D’una letteratura europea. Il tono schiettamente giovanile e romantico dell’articolo non era però tale da pregiudicare una visione organica e ambiziosa di una cultura, quella europea, concepita con largo anticipo come unitaria e specchio di una comune civiltà. Mazzini giungeva alle sue considerazioni finali attraverso l’esposizione dei tratti salienti della storia europea. Pur innestandosi su una filosofia della storia di stampo tardo-romantico (lo sviluppo del “genio” dei popoli, la storia come processo di progresso tra avanzamenti e arresti), l’impianto interpretativo di Mazzini coincideva con quanto ancora oggi apprendiamo nelle scuole, rivelando così nella visione Mazziniana un approccio decisamente moderno. Ma entriamo nel merito. Continua a leggere “Mazzini e una Letteratura d’Europa”

La vita come finzione

Confessioni di una maschera di Yukio Mishima

Celare se stessi dietro un personaggio è il primo espediente di un autore. La visione della propria esistenza “sublimata” nella narrazione letteraria è una fonte comoda e a portata di mano a cui spesso ricorrono anche gli autori alle prime armi. Mishima, però, è autore troppo importante per rimproverargli l’utilizzo di un espediente così trito, se non quasi banale. In Confessioni di una maschera (Kamen no koruhaku, 仮面の告白), uno dei più importanti autori giapponesi del Novecento si mette a nudo: sono tanti i critici e i lettori, infatti, che non hanno faticato a vedere nella voce narrante tutte le contraddizioni e i dubbi dello stesso Mishima, ben oltre le coincidenze tra storia e vicende biografiche dello scrittore. Come spesso accade, però, queste coincidenze autore/personaggio perdono di significato nelle grandi opere: è il significato più ampio della vicenda umana dei protagonisti ad assumere un valore di per sé, filosofico ed estetico insieme. Continua a leggere “La vita come finzione”

Banana Yoshimoto: tra sogno e alienazione

Il ruolo del romanzo “Kitchen“nella letteratura giapponese contemporanea

kitchenNegli anni Ottanta del XX secolo la visione di un Giappone che si faceva “pericoloso” sul piano economico e che andava minacciando il primato occidentale, aveva dominato la pubblicistica europea e statunitense. La stampa occidentale poneva il paese del Sol Levante nella stessa posizione oggi occupata dalla Cina nella narrazione dei media. Tuttavia, proprio quella crescita economica aveva permesso al paese di sviluppare una via autonoma anche in quei settori della cultura di massa che erano stati appannaggio dell’Occidente, e dell’America in particolare. Nei decenni Settanta e Ottanta, infatti, comincia quello sviluppo del settore dell’entertaiment riguardante il cinema di animazione e il fumetto (settori ormai conosciuti nel mondo con la dicitura giapponese anime e manga) che nei decenni successivi sarebbero diventati fenomeni della cultura di massa, facendo del Giappone un influencer mondiale. Va detto, d’altra parte, che la componente artistica, la ricerca di una narrazione esteticamente valida e veicolante valori e messaggi, non entrava in contraddizione con la natura di un mercato dell’intrattenimento che doveva forzatamente porre tra i propri obiettivi crescita e profitto: anime e manga col tempo sono diventati – pur dentro questa cornice – opere d’arte a tutto tondo. Continua a leggere “Banana Yoshimoto: tra sogno e alienazione”

Kanehara Hitomi: “Serpenti e piercing”

Morte e sesso nella Tokyo underground di inizio millennio

Piercing e serpentiSi sa, quello del Sol Levante è un paese dove i treni arrivano in orario. E non come nell’immaginario dei nostalgici del ventennio in Italia, ma per davvero. Le code di persone sono ordinate, e sui mezzi pubblici lo straniero, con sgomento, assiste ad uno spettacolo inusuale: tutti stanno in silenzio “di tomba” o quasi. Non sono stereotipi, ma fatti macroscopici che risaltano agli occhi di uno straniero in Giappone. Eppure, sotto la coltre di una società ordinata e regolata, cova un sordo malessere, soprattutto tra i giovani, che può farci rabbrividire. Di questo tema è – come accade spesso – l’arte a parlarcene, in questo caso attraverso la letteratura. Kanehara Hitomi è stata un Enfant Prodige della letteratura giapponese. All’inizio del nostro secolo, nel 2004, l’autrice (classe 1983) pubblicò il suo romanzo breve Serpenti e piercing, e riscosse un enorme successo. Il libro è la storia della diciannovenne Luì, giovane che frequenta il mondo punk “deviato” della Tokyo di inizio millennio. La capitale nipponica descritta rappresenta un’immagine molto lontana da quella rassicurante che abbiamo appena descritto in apertura. Continua a leggere “Kanehara Hitomi: “Serpenti e piercing””

La “città diffusa”

Prospettive sociologiche, urbanistiche e culturali per lo sviluppo sociale e umano della provincia

Da qualche anno il dibattito sociologico e filosofico sul rapporto tra locale e globale ha mostrato come alcune realtà socio-economiche e culturali locali siano rimaste fuori dall’enorme flusso di capitali, di risorse umane e di potenzialità culturali che ha avvantaggiato i grandi centri della globalizzazione, in particolare le megalopoli multiculturali. Il tentativo di ri-significare il vissuto locale e concreto (detto in altri termini “l’abitare”) ha portato alle note prese di posizioni identitarie del “piccolo è bello”. Reazioni comprensibili da un punto di vista psicologico e sociale, ma destinate a fallire nel confronto con la realtà. Rimasti fuori dai grandi flussi globali (di persone, di stimoli e di risorse economiche), i piccoli centri reclamano una propria ricchezza storico-identitaria che risale all’epoca precedente la globalizzazione. Ma queste rimostranze, queste legittime aspirazioni e questo orgoglio risorto, sono in grado di mutare la situazione di aree che hanno perso il proprio dinamismo e che, nei casi peggiori, sono divenuti aree socialmente, economicamente e culturalmente depresse? Come è facile intuire, la risposta è negativa. Non basta la coscienza del valore di un vissuto “piccolo” e umano, a donare ai luoghi un dinamismo sociale, economico e culturale che hanno perduto o non hanno mai avuto. Inoltre, la stessa politica locale e nazionale ha sempre meno margine di azione diretta nelle scelte che possono portare a cambiamenti sostanziali su larga scala; occorre dunque pensare ad un’azione diretta inversa, dal basso. Cosa fare, dunque? Continua a leggere “La “città diffusa””

l’assurdità normalizzata del reale

La donna di sabbia di Kōbō Abe

kobo abe libro

La donna di sabbia (suna no onna) è un romanzo di Kōbō Abe (1924-1993), pubblicato nel 1962. Si tratta di un libro di difficile classificazione. Nel tentativo di assegnare un’etichetta che permettesse di comprenderne il genere (concetto troppo vago, in fondo), si è parlato di visionarietà distopica (Bienati 2005, pp. 187 e ss*.), descrizione calzante, a cui vorremmo tuttavia aggiungere quella di “assurdità normalizzata”. La donna di sabbia (suna no onna), nasce in un clima che rappresenta bene le tensioni interiori dell’individuo nella società del dopo guerra. Sono le prime avvisaglie di quel Giappone postmoderno di cui qui ci stiamo occupando**. Fin dalle prime battute, il protagonista Niki Junpei ci viene descritto come ordinario individuo di una società industriale da poco entrata nel benessere e nel consumismo; un contesto non molto dissimile dall’Italia del miracolo economico. La fuga del protagonista verso un altrove, alla caccia di un nuovo insetto da scoprire e a cui dare il proprio nome, sembra più una fuga verso la propria interiorità e solitudine, che non una spedizione entomologica. Continua a leggere “l’assurdità normalizzata del reale”

La sofferenza (commovente) della giovane Aya

Un litro di lacrime di Kitō Aya

KitōAyaAya aveva quattordici anni quando cominciò a tenere un diario. Poche pagine di quell’anno, caratterizzate da una leggerezza spensierata tipica dell’adolescenza; ma quella spensieratezza sarebbe finita presto. A quell’età i problemi dell’esistenza avrebbero dovuto essere i primi amori, i primi tentativi di capire il proprio ruolo nel mondo, il timore – ma anche la speranza – per il futuro. La giovane Aya non ebbe tempo per tutto questo. All’età di quindici anni la sua andatura cominciò ad essere incerta. Quella che sembrava una cosa da nulla, risultò essere l’inizio di un calvario di sofferenza e incertezza che avrebbe portato la ragazza alla morte nel giro di pochi anni. Un destino tremendo proprio perché inaspettato. Continua a leggere “La sofferenza (commovente) della giovane Aya”

Fantasmi al chiaro di luna

Ueda Akinari, Ugetsu monogatari

uedaIn tutte le epoche e in tutte le culture pare siano presenti quelli che in italiano chiamiamo “fantasmi”. Una precisazione, quella linguistica, da non sottovalutare, perché effettivamente la condizione dello spirito della persona dopo la morte influisce anche sul suo status e sulla terminologia che lo definisce. Lo “spettro” come anima rimasta nell’aldiquà si definisce spesso con una parola specifica. Il fantasma, infatti, non è la semplice anima di una persona che ha cessato di vivere, ma un morto insoddisfatto che per qualche ragione rimane legato ai luoghi in cui visse da vivo. Tema del folklore, e sovente tema letterario. Il romanticismo, in particolare, rilanciò le storie di fantasmi conferendo loro una certa dignità letteraria. Questo tipologia narrativa non riuscì a superare la barriera che divide quella che viene definita letteratura di genere dalla letteratura cosiddetta alta, ma appassionò anche autori di prim’ordine come Charles Dickens e Henry James. Continua a leggere “Fantasmi al chiaro di luna”

Grattacieli di vetro nello Stato Unico

Il romanzo distopico di Evgenij Zamjatin, Noi

zamjatin noiIl contrario di utopia è distopia. Un contrario forse non “grammaticale”, ma concettuale. Possiamo tracciare un parallelismo: gli ideali designano utopie del futuro, le ideologie designano distopie del futuro. Il romanzo di Evgenij Zamjatin, Noi, rientra nella seconda categoria. Scritto agli inizia degli anni venti del secolo scorso, Noi ebbe una vicenda editoriale tormentata: uscì pochi anni dopo la stesura in inglese, successivamente in originale russo, ma solo nel 1952 e a New York, ed infine vide la pubblicazione in originale e in patria nel 1988. Zamjatin faceva parte di quella ristretta cerchia di autori non allineati all’ideologia sovietica, ma all’inizio tollerati finché accettavano di stare al loro posto. Furono pochi gli autori non allineati che ebbero questo privilegio, tra i quali ricordiamo Bulgakov, autore del romanzo Maestro e Margherita. Continua a leggere “Grattacieli di vetro nello Stato Unico”