Il mondo in poltiglia

Ansie individualiste e libertarie in Dazai Osamu

Dazai OsamuIl mondo sotto i piedi è come se si sbriciolasse. La società che conoscevamo prima, i valori che ispiravano i nostri comportamenti, i nostri scopi e il percorso del nostro vivere, sono stati ribaltati, messi in crisi in un modo tale da renderli irriconoscibili. Ecco, è questo il quadro che descrive Dazai Osamu (1909-1948) in due delle sue opere principali, i due romanzi brevi Il Sole si spegne (斜陽, Shayō 1947) e Lo Squalificato (人間失格, Ningen shikkaku, 1948) . Siamo in uno dei paesi sconfitti del secondo conflitto mondiale, un Giappone che più di altri, con la detonazione delle prime bombe atomiche nella storia su soggetti civili, doveva pagare pegno per una pace che era anche un nuovo ordine politico. Ma tutto questo non interessa a Dazai Osamu. La sua è una presa diretta sull’interiorità dei personaggi e dell’animo umano. Dazai Osamu fa politica, forse, ma in modo indiretto e, per così dire, esistenziale. Mentre descrive relitti umani, imbruttiti dall’alcool e dalla droga, persi in relazioni sentimentali e sessuali meschine, sta disegnando in controluce il diritto alla libertà dell’individuo a vivere secondo la propria indole, pure senza logica e fuori dalle morali correnti. Ma procediamo con ordine. Continua a leggere “Il mondo in poltiglia”

La tirannia dei “normali”

La ragazza del convenience store di Murata Sayaka

Murata SayakaUna vita scandita dalle tappe. Tappe imposte dal sistema sociale dove nasciamo e cresciamo. La scuola, la professione, la vita di coppia, la famiglia, i figli. Tutto ciò che va fuori da questi schemi è fuori dalla “normalità”, suscita sospetto, disapprovazione, persino scherno, qualche volta beffa. La Trentaseienne Keiko lo ha imparato a proprie spese. È tutta la vita che finge normalità, fin da quando, ancora bambina, ha scoperto che le persone che ci circondano reagiscono spaventate, spazientite, scandalizzate, se le reazioni che abbiamo fuoriescono dagli schemi delle loro attese. Persino i genitori e la sorella, che comunque l’hanno sempre amata, sostengono che in qualche modo Keiko debba “guarire” dalla sua stranezza. Non è sorprendente che La ragazza del convenience store (Kombini ningen) della scrittrice Murata Sayaka abbia riscontrato un grande successo, prima in patria e poi fuori dai confini. Quella della “normalità” è un tema delicato ed universale. Ci è concesso trasgredire in giovane età, ne abbiamo tutte le scusanti e, in fondo, anche il tacito consenso della società. Ma fuoriuscire dai binari oltre le soglie di quella fase della vita, fin dentro la maturità, è inaccettabile. Continua a leggere “La tirannia dei “normali””

L’estetica (disturbante) del disgusto

Blu quasi trasparente di Ryū Murakami

Blu quasi trasparenteUn gruppo di giovani ragazzi, intorno ai vent’anni. Trascorrono le giornate e le notti in raduni di sesso estremo, di consumo smodato di alcolici, di droghe di ogni tipo. Vivono vicino ad una base americana, nel Giappone degli anni Settanta che qualcuno, con polemica, definisce  in tutto e per tutto colonia statunitense dalla fine della seconda guerra mondiale. Ma la base è anche il motivo per cui soldati afroamericani, presentati con avida sazietà, si aggirano per la città e se la spassano con le giovane ragazze giapponesi. Le personalità dei personaggi sono in apparenza poco sviluppate in profondità: ragazze e ragazzi sembrano bambole insensibili in balia dei loro vuoti che, banalmente, riempiono di droghe, sostanze alteranti di ogni qualità allora nota. Ed anche il sesso diventa violenza consenziente, in un convivio animalesco descritto con una freddezza che quasi ci spaventa. Eppure si tratta di una narrazione in prima persona. Chi è il giovane Ryū che parla? Cosa sappiamo di lui? E degli altri? Delle ragazze, degli altri tossici? Poco o niente. Continua a leggere “L’estetica (disturbante) del disgusto”

Indonesia, Singapore, Giappone

Clarissa Goenawan: un esempio di letteratura dell’era globale

Clarissa GoenawanLa pandemia prima, e le vicende geopolitiche poi, hanno ridimensionato l’idea di un mondo aperto e globale. La contrazione della mobilità internazionale per oltre un biennio ha certamente inciso in questo processo, ma capiremo solo in un futuro prossimo se un fenomeno che avrebbe dovuto e potuto costituire solo una fase di passaggio, influenzerà la formazione di una nuova forma mentis. Va detto, però, che la confusione tra globalizzazione intesa in senso economico, come esportazione di modelli liberisti e sostanzialmente come occidentalizzazione/americanizzazione, è stata sovente confusa con la parallela formazione di una cultura globale, senz’altro pesantemente influenzata da modelli occidentali, ma poi risultante da forme di contaminazione e ibridazione. Se la perdita della prima non è certamente una tragedia, la perdita della seconda sarebbe certamente un passo indietro nella costituzione di un mondo aperto e in grado di valorizzare le potenzialità dell’era globale. È con simpatia, dunque, che possiamo riportare un esempio riuscito di “letteratura globale” nella figura della giovane Clarissa Goenawan (classe 1988). Questa breve nota non riguarderà il libro esordio di Clarissa Goenawan. Rainbirds (pubblicato in Italia da Carbonio Editore e tradotto da Viola Di Grado), se non tangenzialmente. Il focus sarà posto sull’autrice. Continua a leggere “Indonesia, Singapore, Giappone”

La vita come finzione

Confessioni di una maschera di Yukio Mishima

Celare se stessi dietro un personaggio è il primo espediente di un autore. La visione della propria esistenza “sublimata” nella narrazione letteraria è una fonte comoda e a portata di mano a cui spesso ricorrono anche gli autori alle prime armi. Mishima, però, è autore troppo importante per rimproverargli l’utilizzo di un espediente così trito, se non quasi banale. In Confessioni di una maschera (Kamen no koruhaku, 仮面の告白), uno dei più importanti autori giapponesi del Novecento si mette a nudo: sono tanti i critici e i lettori, infatti, che non hanno faticato a vedere nella voce narrante tutte le contraddizioni e i dubbi dello stesso Mishima, ben oltre le coincidenze tra storia e vicende biografiche dello scrittore. Come spesso accade, però, queste coincidenze autore/personaggio perdono di significato nelle grandi opere: è il significato più ampio della vicenda umana dei protagonisti ad assumere un valore di per sé, filosofico ed estetico insieme. Continua a leggere “La vita come finzione”

Banana Yoshimoto: tra sogno e alienazione

Il ruolo del romanzo “Kitchen“nella letteratura giapponese contemporanea

kitchenNegli anni Ottanta del XX secolo la visione di un Giappone che si faceva “pericoloso” sul piano economico e che andava minacciando il primato occidentale, aveva dominato la pubblicistica europea e statunitense. La stampa occidentale poneva il paese del Sol Levante nella stessa posizione oggi occupata dalla Cina nella narrazione dei media. Tuttavia, proprio quella crescita economica aveva permesso al paese di sviluppare una via autonoma anche in quei settori della cultura di massa che erano stati appannaggio dell’Occidente, e dell’America in particolare. Nei decenni Settanta e Ottanta, infatti, comincia quello sviluppo del settore dell’entertaiment riguardante il cinema di animazione e il fumetto (settori ormai conosciuti nel mondo con la dicitura giapponese anime e manga) che nei decenni successivi sarebbero diventati fenomeni della cultura di massa, facendo del Giappone un influencer mondiale. Va detto, d’altra parte, che la componente artistica, la ricerca di una narrazione esteticamente valida e veicolante valori e messaggi, non entrava in contraddizione con la natura di un mercato dell’intrattenimento che doveva forzatamente porre tra i propri obiettivi crescita e profitto: anime e manga col tempo sono diventati – pur dentro questa cornice – opere d’arte a tutto tondo. Continua a leggere “Banana Yoshimoto: tra sogno e alienazione”

Kanehara Hitomi: “Serpenti e piercing”

Morte e sesso nella Tokyo underground di inizio millennio

Piercing e serpentiSi sa, quello del Sol Levante è un paese dove i treni arrivano in orario. E non come nell’immaginario dei nostalgici del ventennio in Italia, ma per davvero. Le code di persone sono ordinate, e sui mezzi pubblici lo straniero, con sgomento, assiste ad uno spettacolo inusuale: tutti stanno in silenzio “di tomba” o quasi. Non sono stereotipi, ma fatti macroscopici che risaltano agli occhi di uno straniero in Giappone. Eppure, sotto la coltre di una società ordinata e regolata, cova un sordo malessere, soprattutto tra i giovani, che può farci rabbrividire. Di questo tema è – come accade spesso – l’arte a parlarcene, in questo caso attraverso la letteratura. Kanehara Hitomi è stata un Enfant Prodige della letteratura giapponese. All’inizio del nostro secolo, nel 2004, l’autrice (classe 1983) pubblicò il suo romanzo breve Serpenti e piercing, e riscosse un enorme successo. Il libro è la storia della diciannovenne Luì, giovane che frequenta il mondo punk “deviato” della Tokyo di inizio millennio. La capitale nipponica descritta rappresenta un’immagine molto lontana da quella rassicurante che abbiamo appena descritto in apertura. Continua a leggere “Kanehara Hitomi: “Serpenti e piercing””

La sofferenza (commovente) della giovane Aya

Un litro di lacrime di Kitō Aya

KitōAyaAya aveva quattordici anni quando cominciò a tenere un diario. Poche pagine di quell’anno, caratterizzate da una leggerezza spensierata tipica dell’adolescenza; ma quella spensieratezza sarebbe finita presto. A quell’età i problemi dell’esistenza avrebbero dovuto essere i primi amori, i primi tentativi di capire il proprio ruolo nel mondo, il timore – ma anche la speranza – per il futuro. La giovane Aya non ebbe tempo per tutto questo. All’età di quindici anni la sua andatura cominciò ad essere incerta. Quella che sembrava una cosa da nulla, risultò essere l’inizio di un calvario di sofferenza e incertezza che avrebbe portato la ragazza alla morte nel giro di pochi anni. Un destino tremendo proprio perché inaspettato. Continua a leggere “La sofferenza (commovente) della giovane Aya”

“Iro Iro” di Giorgio Amitrano

In un libro divulgativo, una dichiarazione d’amore per la cultura giapponese

iroGiorgio Amitrano è un noto yamatologo, docente all’Orientale di Napoli. Il termine yamatologo forse è ormai desueto: designa uno studioso della cultura giapponese, in particolare della lingua e della letteratura. In questo suo Iro iro. Il Giappone tra pop e sublime, l’autore abbandona i panni dello studioso e si lascia andare un po’. Non un testo freddo, accademico, da specialista, ma un’incursione variopinta in vari ambiti della multiforme cultura nipponica. Quello di Amitrano è un vero, grande amore. Il lettore, al di là del contenuto, percepisce subito il tono incantato nel raccontarci del Giappone. Il libro è inframezzato da riflessioni con qualche nota biografica: da queste scopriamo che la passione per il Giappone iniziò negli anni universitari, che l’autore visse per alcuni anni a più riprese in varie città del paese, e che questa dimensione immaginativa non lo ha mai più lasciato da allora. Ma tale passione si era finora espressa nel linguaggio della didattica universitaria, degli articoli accademici. Continua a leggere ““Iro Iro” di Giorgio Amitrano”

Donne, amori e morte

Le case di piacere nel Giappone di fine Ottocento: il romanzo breve di Higuchi Ichiyō

Torbide

I quartieri di piacere sono ambientazione tipica di tante opere della letteratura giapponese. Non è difficile che il senso dell’impermanenza di tutte le cose introdotto dal Buddismo, ma latente nella mentalità di tante culture d’Asia, abbia contribuito a creare un corrispettivo laico, un “epicureismo” di tipo orientale che non è poi tanto dissimile dal suo omologo occidentale. Questo senso di godimento della vita presente, con i suoi piaceri effimeri, non poteva non coinvolgere anche la sfera sessuale, declinata in Giappone verso toni che da sempre hanno accesso la fantasia degli occidentali, condita com’è di arte, danza e musica, elementi seduttivi che le signore nei quartieri di piacere utilizzavano per sedurre gli uomini o, fuori di metafora, per adescare i clienti. Da qui la confusione che troppo spesso si continua a fare tra prostituzione e la figura della geisha, la prima mestiere identico a se stesso in tutti i tempi e in tutti i luoghi della storia umana, la seconda figura di donna-artista tipica della cultura nipponica, che vive un’esistenza esteticamente dentro l’arte (praticando con grande disciplina la danza, la musica e la ritualità ad essi connessa), che non pratica attività sessuali a pagamento, se non quando questo è concesso volontariamente.

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Tra Budda e i Kami

Il libro di M. Raveri, Il pensiero giapponese classico

Oreveriltre cinquecento pagine fitte di storia del pensiero, ma anche di minuziosi analisi antropologiche sul sostrato mitico-religioso autoctono del Giappone. È il contenuto del libro di Massimo Raveri, Il pensiero giapponese classico (Einaudi, 2014). Massimo Raveri è uno dei più noti specialisti di spiritualità e pensiero orientale, ed è docente di Religioni e Filosofie dell’Asia Orientale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Il suo testo è un riferimento per il settore, e tra le pagine del libro si trova qualcosa di più della sola storia del pensiero. Raveri ci conduce in un viaggio in cui pensare, credere e vivere sono perfettamente integrati, visto che i confini tra queste sfere dell’esistenza in Asia sono certamente meno sfumati che in Occidente. Almeno in epoche premoderne. Continua a leggere “Tra Budda e i Kami”

Funambolici pop-miscugli musicali asiatici

Il rapper malese-cinese Namewee: uno sguardo pop-antropologico sull’incredibile vitalità musicale della giovane Asia

nameweeNel tempo delle ossessioni per il recupero di “radici” culturali (inventate), se ti imbatti in artisti come Namewee puoi perdere il senso dell’orientamento. Giovane artista malese di grande fama nel Sud-est asiatico, canta in cinese, sua lingua madre insieme al malese, e in varie altre lingue. Scrive canzoni dal gran piglio ironico (qualche volta vicino ai nostri Elio e le storie tese), e si diverte a prendere in giro in modo affettuoso, cambiando lingua all’occorrenza, i vari popoli di quell’area di mondo. Ridi e scherza, macina milioni di visualizzazioni su Youtube. Finge spensieratezza, ma si coglie, qua e là, una sua visione politica che… dovrete scoprire da soli. Continua a leggere “Funambolici pop-miscugli musicali asiatici”

Scegliere il kimono, catturare lucciole..

Il romanzo Neve sottile di Jun’chiro Tanizaki

tanizakiNella versione compatta in un solo tomo della voluminosa storia letteraria, intitolata semplicemente Letteratura giapponese. Disegno storico*, lo storico della letteratura Kato Shuichi, aveva già segnalato lo scrittore Jun’chiro Tanizaki come tra i maggiori autori del Novecento Giapponese, indicando nel romanzo Neve sottile il culmine dell’opera di Tanizaki.

Con scrupolo di studioso novizio della cultura di questo paese, in contemporanea alla conoscenza del quadro storico-letterario di riferimento, mi trovavo già tra le mani la lista di un certo numero di titoli della letteratura del periodo classico da leggere o già letti; ma le note riportata da Shuichi a proposito di Neve Sottile, mi hanno persuaso a mutare la mia forzata sistematicità, e a ritornare al Novecento. Continua a leggere “Scegliere il kimono, catturare lucciole..”

La campana del tempio

Sospensioni filosofiche nel romanzo incompiuto Denti di leone di Kawabata Yasunari

1 yASUNARINella campagna silenziosa, nei pressi di un tempio, si trova una clinica con un reparto psichiatrico e neurologico. Ad ore stabilite, ogni giorno, la campana del tempio risuona. Sono i “matti” a suonare la campana. Il personale della clinica pensa che questo rito abbia la capacità di dar sollievo ai pazienti. La giovane e bella Ineko soffre di un grave disturbo: a tratti gli oggetti e le persone di fronte a lei scompaiono. Non si tratta di un caso di cecità, ma di una vera e propria invisibilità selettiva che colpisce in particolare le persone amate da Ineko. È per questo che sua madre e il suo fidanzato, Hisano, la stanno accompagnando in questa clinica psichiatrica situata in un angolo remoto e silenzioso. Continua a leggere “La campana del tempio”

La vita come “lista”

L’arte delle liste. Semplificare, organizzare e conoscere meglio sé stessi

lista.jpgDi “vertigine della lista” ne aveva parlato anche il compianto Umberto Eco, con una profondità forse di altro tipo. Quale che sia il punto di vista a cui si guarda per descrivere il fenomeno “lista”, è indubbio che l’accumulo, il mucchio, e tutto ciò che riguarda un insieme numeroso e indefinito di oggetti sia una potentissima metafora, in arte come nella vita. A voler forzare le cose e a voler essere a tutti i costi filosofi, il mondo è in definitiva contenuto in una lista, forse finita, forse infinita, di oggetti, parole, stati. Alla giornalista e scrittrice francese Domenique Loreau, che vive in Giappone da oltre vent’anni, interessa questa potenzialità della lista, tanto da farne un libro. Il bel volumetto cartonato esce per una nota collana Vallardi ispirata alla filosofia e all’estetica del paese del Sol Levante, una vera e propria moda, ormai, quella del Giappone e di giapponeserie varie. Continua a leggere “La vita come “lista””

Amori di carta nel Giappone medievale

Qualche nota su Il dario di Izumi Shikibu

diario IzumiLa mia, per ora, va considerata una lettura spontanea, se non ingenua. Un percorso da poco iniziato per tentare di capire in profondità due delle più importanti culture del cosiddetto Estremo Oriente (Cina e Giappone), è un percorso di ostacoli in primo luogo linguistici, ma anche antropologici. Per capire realmente la letteratura prodotta da un popolo e per impararne la lingua, occorre una comprensione in primo luogo culturale, e una prospettiva temporale di lungo respiro.

Va detto che questi universi linguistico-culturali, Cina e Giappone, sono di un’importanza che travalica l’area geopolitica di riferimento e, se mi si passa l’espressione non molto felice, si pongono su un piano di perfetta parità con la Civiltà Occidentale, che pure li ha influenzati e da essi si è fatto influenzare. Continua a leggere “Amori di carta nel Giappone medievale”