Kanehara Hitomi: “Serpenti e piercing”

Morte e sesso nella Tokyo underground di inizio millennio

Piercing e serpentiSi sa, quello del Sol Levante è un paese dove i treni arrivano in orario. E non come nell’immaginario dei nostalgici del ventennio in Italia, ma per davvero. Le code di persone sono ordinate, e sui mezzi pubblici lo straniero, con sgomento, assiste ad uno spettacolo inusuale: tutti stanno in silenzio “di tomba” o quasi. Non sono stereotipi, ma fatti macroscopici che risaltano agli occhi di uno straniero in Giappone. Eppure, sotto la coltre di una società ordinata e regolata, cova un sordo malessere, soprattutto tra i giovani, che può farci rabbrividire. Di questo tema è – come accade spesso – l’arte a parlarcene, in questo caso attraverso la letteratura. Kanehara Hitomi è stata un Enfant Prodige della letteratura giapponese. All’inizio del nostro secolo, nel 2004, l’autrice (classe 1983) pubblicò il suo romanzo breve Serpenti e piercing, e riscosse un enorme successo. Il libro è la storia della diciannovenne Luì, giovane che frequenta il mondo punk “deviato” della Tokyo di inizio millennio. La capitale nipponica descritta rappresenta un’immagine molto lontana da quella rassicurante che abbiamo appena descritto in apertura.

La scintilla narrativa è semplice: Luì, entrata nel vortice punk delle pratiche di modificazioni del corpo con tatuaggi e piercing di ogni tipo, è intenzionata a praticarsi un piercing sulla lingua, poi ad allargarselo fino ad ottenere una perfetta lingua biforcuta. Va tenuto presente che il rapporto col corpo è molto diverso nelle culture dell’Asia orientale, e che il tatuaggio è visto ancora con sospetto e praticato molto meno rispetto all’Occidente, dove si è verificato un vero e proprio boom negli scorsi decenni. Ma Luì non è interessata ai valori dominanti del suo ambiente; in una riflessione molto significativa per l’economia e la poetica del libro, la ragazza sostiene che modificare la forma dell’uomo sia prerogativa di un dio. Mai dichiarazione di indipendenza e autoaffermazione individualista è stata più esplicita. Ma procediamo con ordine.

Il racconto in prima persona procede leggero e quasi con tono da commedia, all’inizio. Luì, disinibita e libertina, ci descrive scene di sesso esplicito e crudo, momenti in cui concede favori sessuali per pagare un tatuaggio, non disdegnando pratiche sessuali anche spinte per estinguere il suo debito.

La ragazza ha una relazione con il giovane Ama, punk ingenuo ma psicologicamente instabile che si innamora sinceramente di lei. I due vanno a vivere insieme, e tramite Ama, Luì conosce Shiba,  proprietario di un negozio di tatuaggi e piercing.

La vicenda ruota sostanzialmente intorno al mutamento della ragazza, che dal punto di vista dei valori dominanti consiste in uno sfacelo fisico e mentale, nel giro di pochi mesi.

Luì è precocemente disincantata, preda di un alcolismo esagerato e ormai quasi anoressica. Invece di mangiare, beve in continuazione; pratica sesso estremo senza troppi pensieri e al di fuori di logiche di relazione. La ragazza esprime un forte disagio nei confronti di se stessa e del mondo, rifiuta e odia i modelli tradizionali (ad esempio reagisce con fastidio nel vedere una madre con il figlio). Ma si cadrebbe in errore nell’imputare ad una situazione psicologicamente instabile e ad un’affettività problematica la causa del suo malessere: Luì ha genitori che probabilmente ignorano la sua vita reale. In società, quando occorre, è perfettamente in grado di fingere: lavora, infatti, saltuariamente come hostess per eventi importanti, vestendo un kimono tradizionale, indossando una parrucca e togliendo i piercing per apparire la perfetta ragazza integrata.

Ma sotto la finzione Luì cerca l’ombra, vuole scomparire dal mondo. Si fanno insistenti, ad esempio, i discorsi di come potrebbe e vorrebbe essere uccisa, soprattutto nel suo rapporto con Shiba, che ben presto si rivela un amante sadico. Luì tradisce Ama con l’amico Shiba, e il ragazzo si eccita vedendola soffrire durante i rapporti sessuali.

La piccola criminalità della Tokyo underground ci mette lo zampino. Ama, per difendere da un avance Luì, uccide involontariamente un teppista e pare che per questo venga ritrovato morto in seguito ad una vendetta, verso la fine del libro. Il quadro si fa ancora più lugubre quando la polizia rivela particolari macabri alla ragazza: Ama è stato anche torturato e violentato prima di venire assassinato.

A Luì non resta che la relazione con l’inquietante Shiba, che pare alla fine intenzionato a prendersi cura della ragazza. Luì, pur sospettando in seguito ad alcuni particolari anche di Shiba per la morte di Ama, decide di mettere a tacere i suoi dubbi e abbandonarsi rassegnata a quella vita insensata.

Una vicenda, quindi, cruda ma semplice nella sua linearità narrativa. Kanehara Hitomi è stata capace di rappresentare il disagio di una generazione, descrivendo un mondo aberrante, ma perfettamente capace di convivere a fianco con la presunta normalità della Tokyo cosmopolita e brulicante di vita. Luì non avrebbe nulla di cui lamentarsi: avvenente, giovane, senza particolari problemi economici. Eppure, il mondo che la società le serve su un piatto d’argento, per lei è indesiderabile, insensato, quasi ripugnante. Forse è troppo facile associare un ribellismo di maniera alla deformazione del corpo che Luì, Ama e Shiba mettono in atto, ma è indubbio che la trasgressione della norma costituisce – “da manuale” – il tentativo di affermazione della propria individualità. Dal punto di vista delle tematiche e delle atmosfere, che non siano da ravvedere alcune influenze della prima Banana Yoshimoto in Serpenti e piercing?

L’autrice Kanehara Hitomi, dopo il successo precoce (ha vinto anche il prestigioso Premio Akutagawa, una sorta di premio Strega giapponese) e aver proposto altre opere di questo tenore replicando il successo, si è spostata verso tematiche più “mature”. In seguito a ciò, però, l’attenzione dei media sull’autrice è diminuita, anche se la sua carriera letteraria continua. Oggi Kanehara Hitomi è sposata, ha due figlie e vive in Francia.

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