Banana Yoshimoto: tra sogno e alienazione

Il ruolo del romanzo “Kitchen“nella letteratura giapponese contemporanea

kitchenNegli anni Ottanta del XX secolo la visione di un Giappone che si faceva “pericoloso” sul piano economico e che andava minacciando il primato occidentale, aveva dominato la pubblicistica europea e statunitense. La stampa occidentale poneva il paese del Sol Levante nella stessa posizione oggi occupata dalla Cina nella narrazione dei media. Tuttavia, proprio quella crescita economica aveva permesso al paese di sviluppare una via autonoma anche in quei settori della cultura di massa che erano stati appannaggio dell’Occidente, e dell’America in particolare. Nei decenni Settanta e Ottanta, infatti, comincia quello sviluppo del settore dell’entertaiment riguardante il cinema di animazione e il fumetto (settori ormai conosciuti nel mondo con la dicitura giapponese anime e manga) che nei decenni successivi sarebbero diventati fenomeni della cultura di massa, facendo del Giappone un influencer mondiale. Va detto, d’altra parte, che la componente artistica, la ricerca di una narrazione esteticamente valida e veicolante valori e messaggi, non entrava in contraddizione con la natura di un mercato dell’intrattenimento che doveva forzatamente porre tra i propri obiettivi crescita e profitto: anime e manga col tempo sono diventati – pur dentro questa cornice – opere d’arte a tutto tondo.

La giovane Banana Yoshimoto cresce in questo contesto: una società opulenta, ma che affronta una seconda fase di mutamento sostanziale e di perdita dei valori. La sensazione dell’isolamento dell’individuo si accentua maggiormente, e i modelli tradizionali paiono sempre più un retaggio del passato.

Kitchen esce in Italia nel 1991 come prima traduzione dal giapponese, e ottiene in breve tempo un successo mondiale. La stessa Banana Yoshimoto, dopo il grande successo, si trova suo malgrado a rivestire il ruolo di simbolo di una cultura pop giapponese che andava conquistando il mondo.

Si tratta di un romanzo breve, in edizione italiana affiancato da un altro racconto lungo indipendente. Racconto dalla trama lineare, narra le vicende di alcuni mesi della vita della giovane Mikage. Orfana prematura, cresce con la nonna, deceduta anch’essa all’inizio del libro. Mikage è amante della cucina e del cibo, e proprio in questo ambiente (nel locale cucina in senso fisico) che trova la sua momentanea pace.

Dopo la morte della nonna, Mikage trova rifugio presso il compagno di università Yūichi Tanabe che vive con sua madre Eriko. I due decidono di prendersi cura di lei. Ben presto si scopre che la bellissima Eriko è un transessuale, e che in realtà è il padre di Yūichi. Il ragazzo, però, fin da piccolo è abituato a considerare il padre come madre, e non si scompone più di tanto nel raccontare la storia di Eriko a Mikage.

Un clima ovattato e sognante caratterizza le poche vicende che veniamo a sapere dalla voce di Mikage, perché il vero centro del romanzo è proprio lo sguardo onirico della ragazza sulla realtà che la circonda. Pur percependo intensamente un senso di solitudine e insensatezza dovuto alle proprie vicissitudini biografiche, tanto da presentare segni di depressione, Mikage affronta la vita senza atti troppo plateali. Lasciandosi vivere all’inizio, e prendendo poi in mano il suo destino. La sua tragedia rimane interiore. Anche la morte di Eriko, assassinata da uno spasimante, non fa traballare il suo mondo in maniera definitiva. La scomparsa di Eriko causa un grande dolore a lei e a Yūichi, ma pare quasi che verso la fine in Mikage vi sia un senso di accettazione per la vita così come è. Forse sono stati proprio i Tanabe a trasmettere a Mikage quell’approccio spensierato: la figura di Eriko, infatti, risulta una chiave di lettura di grande importanza in questo senso. Eriko è passata attraverso esperienze estreme come il cambiamento di sesso e di vita dopo la morte della moglie, la madre di Yūichi, fatti che l’hanno resa immune alle tenaglie della sofferenza interiore. Questo atteggiamento verso il mondo costituisce un insegnamento implicito per i due ragazzi, che con la sua morte perdono un punto di riferimento.

Su un piano più strettamente letterario e sociologico-letterario, Kitchen coglie nel segno, calandosi perfettamente nel nostro presente. Il grande interesse dei giovani per l’opera di Banana Yoshimoto si spiega anche con la capacità dell’autrice di dipingere un mondo giovanile post-industriale, immerso nell’ambiguità e nei modelli familiari allargati e post-tradizionali, un mondo interiore leggero e disperato ad un tempo, sospeso tra realtà e immaginazione.

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