Fujiko Akiyama

L’autrice di Tokyo che esiste solo nelle sue storie.

Nata a Tokyo da padre giapponese e madre cinese, Fujiko Akiyama cresce sospesa tra due lingue e due tradizioni culturali. Il bilinguismo la pone naturalmente tra questi due mondi, anche se è il Giappone a rappresentare la parte più radicata della sua identità emotiva e creativa.

Fin da bambina trova nelle storie un rifugio, ma è durante gli anni del liceo che scopre la sua vera vocazione: lo studio della poesia classica giapponese e cinese, una dimensione che le svela la forza del non-detto e la potenza di un intero mondo racchiuso in poche parole. Tra le sue autrici predilette rientra Li Qingzhao, poetessa di epoca Song, la cui delicatezza e profondità influenzano ancora oggi la sua scrittura.

Dopo il liceo studia Letterature comparate all’Università di Kyoto, con particolare attenzione ai rapporti tra lirica Tang e Song, waka e narrativa moderna. In quegli anni si dedica anche alla traduzione in linguaggio moderno della letteratura classica, un modo per ascoltare da vicino voci lontane nel tempo e farle risuonare nel presente.

La sua opera narrativa nasce proprio da questo incontro di influssi e tradizioni. Nei suoi romanzi, il Giappone contemporaneo ha in Tokyo il suo sfondo principale. La città, con i suoi angoli urbani più oscuri, i quartieri defilati, i treni notturni, si mescola a piccoli dettagli della natura (la luna, il vento, le foglie) che diventano potenti metafore, richiamando i versi della poesia classica.

Tuttavia, Fujiko Akiyama è un’autrice dotata di una peculiarità: non esiste.

È un personaggio maschera creato consapevolmente, un nome di penna, una vita possibile e immaginata, ma sentita profondamente dal suo creatore.

Sospesa tra realtà e immaginazione, Fujiko possiede tuttavia una sua storia, una biografia così dettagliata da renderla quasi viva e reale.

La sua voce intima prende corpo in storie che esplorano temi come lo sradicamento, il coraggio di essere sé stessi e la ricerca del proprio sé più autentico (Paradossalmente, si potrebbe dire).

Di questi temi ha parlato nei suoi romanzi “Mostri e conigli a Tokyo” e “Il Karma di Yuki”.

Il suo sguardo sulle fragilità e sui chiaroscuri dell’animo umano accoglie ombre e contraddizioni come parte della vita, disegnando storie in cui il bene e il male si mescolano con toni a volte crudi e inquietanti, a volte lirici e delicati.

A prevalere nelle sue pagine, comunque, è sempre un’intima comprensione verso tutto ciò che è umano.


FUJIKO: UN DISPOSITIVO NARRATIVO

Fujiko Akiyama è il nome con cui scrivo i miei romanzi dal 2023. Non è una persona, e non è nemmeno una forma di espressione di crisi identitaria o di genere, ma un dispositivo narrativo.

Fujiko non vuole essere solo un nome di penna, ma un progetto creativo che mette in scena un’autrice immaginata (dotata di una sua “biografia”) e le affida il compito di creare un meccanismo narrativo stratificato.

I personaggi che vivono nei suoi romanzi a loro volta scrivono proprie opere, creando livelli di finzione in un universo metaletterario senza fine.

Fujiko Akiyama esplora così la natura costruita dell’autorialità e dell’indentità personale, il rapporto tra verità, immaginazione e finzione, e la possibilità di abitare molteplici voci senza un centro autentico.

Perché un nome femminile? Per obbligarmi a vedere le cose da un altro punto di vista.

Perché un nome giapponese (e una biografia che lega Fujiko anche alla Cina)? Perché l’Asia orientale è il mio spazio immaginativo, la mia passione, il mio oggetto di studio quotidiano.

Con questo pseudonimo per ora ho scritto durante i miei autunni in Giappone, i romanzi “Mostri e conigli a Tokyo” (2024) e “Il Karma di Yuki” (2025).


I ROMANZI DI FUJIKO

Mostri e conigli a Tokyo. Tanaka Shizuka è un’adolescente come le altre. Fino a che un bel giorno decide di diventare un coniglio. È con questa stravagante decisione che comincia la storia di Usagi-chan, “coniglietta” in giapponese.

Il racconto prende il via dalle vicende all’interno di un normale liceo di Tokyo. Tuttavia, col passare del tempo, prima dei mesi e poi degli anni, Shizuka non sarà più capace di sfuggire dagli abissi della sua mente complicata. Semplice follia, rifiuto della realtà o rivendicazione di libertà estrema?

Durante il racconto veniamo a sapere di improbabili diagnosi psichiatriche e del tentativo della società di ricondurre la ragazza verso una condotta accettabile.

Shizuka, la “ribelle con le orecchie da coniglietta”, finirà in mano ad individui senza scrupoli della Tokyo bene, città dinamica e splendente, ma colma anche di perversioni e crimini invisibili sotto la superficie patinata.

Il lato oscuro dell’umanità traspare dai “mostri” di Shinjuku, ricchi cinici e annoiati che conducono vite parallele. Forse sarà solo la comparsa di una certa Koko, giovane prostituta cinese che trascina la sua esistenza nel quartiere di Kabukichō, a prospettare una qualche via di salvezza per la nostra “coniglietta”. Il racconto assume così forma fluida, tra noir e romanzo psicologico.

Nonostante tutto, Shizuka rimane un personaggio di grande dolcezza, quasi da fiaba, che si muove sempre col sorriso in un mondo infernale. Domina, su tutto, la sua convinzione di essere moralmente obbligata a “salvare” gli altri a qualsiasi costo, attraverso un approccio indulgente verso tutto ciò che è umano, accettando anche di subire su di sé il male e la violenza come mezzo per cercare il bene, sempre e comunque, nelle altre persone.

Un romanzo sulla libertà, sulla sofferenza di vivere una vita che non ci appartiene, che scava senza remore nel buio e nelle luci dell’interiorità umana.

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Il Karma di Yuki. Il cinquantenne Nakashima Yōsuke avrebbe dovuto morire oggi, ma qualcosa è andato storto. Cosa accade se la ruota del Saṃsāra, il “ciclo di morte e rinascite”, si inceppa e genera una serie di confusioni tra i piani temporali?

A causa di un misterioso sommovimento cosmico, il destino di Yōsuke è risultato difettoso. La sua fine non è ancora giunta, e già l’esistenza futura di Yōsuke ha iniziato a interferire con quella attuale: il malcapitato comincia a provare sensazioni strane, sogni troppo realistici in cui vive nitidamente esperienze nei panni di una certa Yuki, una ragazzina adolescente che l’uomo non ha mai conosciuto in vita sua.

La giovane Yuki, in realtà, non è altro che la reincarnazione futura dell’uomo, destinata a rinascere proprio dopo la sua morte. Una verità che i due, ovviamente, ignorano del tutto.

Smarrito e confuso, nei suoi pellegrinaggi senza meta attraverso Tokyo, Yōsuke comincia a frequentare un maid café per realizzare un reportage. Finirà per fare amicizia con le giovani ragazze del locale e percepirà, con grande sorpresa, la presenza costante del suo io futuro nella sua quotidianità già straniante.

Yōsuke non riconosce più il suo corpo di uomo di mezza età, sente di averne uno femminile e teme di soffrire di una nuova forma di malattia mentale. Ascolta con trasporto le confidenze d’amore delle ragazze, si emoziona e piange per ogni minimo sobbalzo del cuore. Non desidera il giovane corpo delle avvenenti ragazze, ma desidera, a tutti gli effetti, diventare una di loro.

Nel frattempo, veniamo a sapere che anche la giovane Yuki, nel futuro, sta vivendo un’esperienza analoga, ma al contrario. Si sente più matura della sua età, prova una malinconia costante, come se avesse già vissuto a lungo attraverso le inevitabili disillusioni della vita. Vive stranita i primi problemi di cuore delle amiche, percepisce con insolita comprensione le ansie e le passioni delle adolescenti che la circondano.

Nella confusione dei piani temporali, accade però un evento inaspettato. Yōsuke conosce la giovane madre di una delle ragazze del maid café, rimasta prematuramente vedova. Sarà lei il punto di raccordo tra le due esistenze?

Le due storie si confondono, si intrecciano e si richiamano continuamente. I concetti di tempo e identità si frantumano in mille rivoli. Niente è come sembra.

L’autrice ritorna per altre vie e con nuove sfumature a uno dei temi che ama di più: la comprensione tra gli esseri umani può superare le barriere tra genere e generazioni, e l’identità è qualcosa di molto più mutevole e indefinito di quanto pensiamo. E quell’identità dobbiamo scoprirla da soli, giorno per giorno, capendo chi siamo e chi vogliamo essere veramente, oltre a tutti i condizionamenti.

La storia intrecciata di Yuki e Yōsuke racconta, ancora una volta, l’idea che essere noi stessi, sempre e comunque, sia l’atto più coraggioso che possiamo compiere nella nostra vita.

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