Dietro le categorie retoriche e strumentali di “democrazie” e “regimi autoritari”, una diversa concezione del ruolo dello Stato (e dell’interesse collettivo)
La rivalità geopolitica che oggi oppone l’Occidente alle grandi potenze eurasiatiche, in primo luogo Cina e Russia, è generalmente raccontata attraverso il vocabolario contingente della politica internazionale, che poco si è discostato dalla retorica della Guerra fredda: paesi democratici contro autocrazie, diritti civili contro repressione. Eppure questa narrazione cela qualcosa di molto più complesso e, per l’Occidente, anche di inquietante, perché mette in discussione l’idea, auto-prodotta e auto-alimentata, che il nostro modello sia quello naturalmente vincente e “giusto”. Ciò che emerge dietro gli eventi geopolitici e la loro narrazione non è soltanto uno scontro di interessi tra potenze, ma l’affiorare di una frattura che riguarda concezioni diverse dell’ordine politico, del rapporto tra Stato ed economia e della natura stessa della sovranità. Questa frattura ha radici profonde, che affondano nella storia intellettuale e istituzionale della modernità. Comprendere il conflitto attuale richiede dunque di collocarlo all’interno di una prospettiva di lunga durata, in cui le categorie geopolitiche contemporanee appaiono come l’ultima manifestazione di una tensione più antica tra diversi modelli di organizzazione della società. Continua a leggere “Perché abbiamo paura della Cina?”