Dalla caduta alla rinascita
È difficile descrivere l’incredibile stato di caos politico, sociale ed economico che ha attraversato la storia della Cina per oltre un secolo, dalle guerre dell’Oppio dell’Ottocento fino alla Rivoluzione culturale degli anni Sessanta del Novecento. Dall’umiliazione subita con i trattati ineguali, che imposero al Paese una politica economica dettata dalle potenze straniere, la Cina precipitò in una lunga stagione di instabilità. Il declino della dinastia Qing e l’agonia di un sistema imperiale millenario lasciarono spazio a guerre civili, invasioni, lotte tra fazioni e violenze ideologiche. Milioni di persone morirono a causa dei conflitti, della povertà e delle persecuzioni. Solo nella seconda metà del Novecento il Paese iniziò lentamente a ritrovare una stabilità politica e istituzionale.
A partire dagli anni Ottanta prese però avvio una delle trasformazioni economiche e sociali più sorprendenti della storia contemporanea. La Repubblica Popolare Cinese, nata sulle macerie di un secolo di guerre e di profonde lacerazioni interne, conobbe una crescita che, per rapidità e dimensioni, ha pochi paragoni nella storia. Continua a leggere “La parabola della Cina”
La storia costituisce lo scheletro portante di ogni approfondimento relativo a una specifica cultura. Anche se ci interessiamo a temi più specifici, come la lingua, la società, ecc., è comunque alla storia che bisogna guardare per avere un contesto che non renda il nostro oggetto di studio come qualcosa di decontestualizzato e astratto. Da poco ho terminato il voluminoso libro di Andrea Revelant, Il Giappone contemporaneo dal 1945 ad oggi, edito da Einaudi (2024). Sottolineo l’aggettivo “voluminoso” perché con le sue 600 pagine, un nutrito apparato di note e bibliografia, è davvero un’opera approfondita, oserei dire un punto di riferimento per il lettore italiano che desidera concentrarsi sulla storia contemporanea del Giappone.
La rivalità geopolitica che oggi oppone l’Occidente alle grandi potenze eurasiatiche, in primo luogo Cina e Russia, è generalmente raccontata attraverso il vocabolario contingente della politica internazionale, che poco si è discostato dalla retorica della Guerra fredda: paesi democratici contro autocrazie, diritti civili contro repressione. Eppure questa narrazione cela qualcosa di molto più complesso e, per l’Occidente, anche di inquietante, perché mette in discussione l’idea, auto-prodotta e auto-alimentata, che il nostro modello sia quello naturalmente vincente e “giusto”. Ciò che emerge dietro gli eventi geopolitici e la loro narrazione non è soltanto uno scontro di interessi tra potenze, ma l’affiorare di una frattura che riguarda concezioni diverse dell’ordine politico, del rapporto tra Stato ed economia e della natura stessa della sovranità. Questa frattura ha radici profonde, che affondano nella storia intellettuale e istituzionale della modernità. Comprendere il conflitto attuale richiede dunque di collocarlo all’interno di una prospettiva di lunga durata, in cui le categorie geopolitiche contemporanee appaiono come l’ultima manifestazione di una tensione più antica tra diversi modelli di organizzazione della società.