LIBRI PER STUDIARE. Il Giappone contemporaneo di Andrea Revelant
La storia costituisce lo scheletro portante di ogni approfondimento relativo a una specifica cultura. Anche se ci interessiamo a temi più specifici, come la lingua, la società, ecc., è comunque alla storia che bisogna guardare per avere un contesto che non renda il nostro oggetto di studio come qualcosa di decontestualizzato e astratto. Da poco ho terminato il voluminoso libro di Andrea Revelant, Il Giappone contemporaneo dal 1945 ad oggi, edito da Einaudi (2024). Sottolineo l’aggettivo “voluminoso” perché con le sue 600 pagine, un nutrito apparato di note e bibliografia, è davvero un’opera approfondita, oserei dire un punto di riferimento per il lettore italiano che desidera concentrarsi sulla storia contemporanea del Giappone.
Come di consueto, in questa “rubrica” dedicata agli strumenti utili per lo studio delle culture dell’Asia, non mi addentrerò in una vera recensione, ma fornirò piuttosto una breve e schematica rassegna.
Struttura del libro. Il volume si divide in tre parti: La ricostruzione (1945-55), La lunga crescita (1955-90), L’età dell’incertezza (1990-oggi). Ogni capitolo è sviluppato in modo piuttosto approfondito e attraverso un uso scrupoloso delle fonti. La mole di note non disturba perché è posizionata a fine libro, così che chi desidera una lettura più scorrevole e non ha interesse ad approfondire può anche ignorare la notazione.
Pregi. Senz’altro il grado di dettaglio e approfondimento. In particolare, la storia politica ed economica del Giappone dal secondo dopoguerra è spiegata in modo chiaro. C’è da perdersi nell’intricata storia delle vicende dei partiti politici, del rapporto della politica con l’economia e con la politica estera. Tra i pregi, vi è anche un’attenta analisi della storia economica del paese e della sua posizione nel contesto geopolitico contemporaneo.
Aggiungiamo, tra i pregi, l’aggiornamento recentissimo, fino ai nostri giorni, di quest’ultima edizione.
Difetti. I suoi pregi possono diventare difetti: l’autore è concentrato sulla storia politica ed economica e accenna appena al contesto culturale e sociale, che traspare solo in funzione della linea principale politico-economica. Un secondo limite è “ideologico”, ma non tanto come presa di posizione consapevole. Il Giappone, nella trattazione della sua storia politica, viene considerato come un’entità politica “democratica” con tutto l’apparato di presupposti ideologici che abbiamo imparato a conoscere (presunto mondo libero vs. presunte autocrazie). L’autore stesso, però, che non ha intenzione di dare visioni politiche ma fa solo il suo mestiere di storico (e lo fa benissimo), ammette che il Giappone è un paese a sovranità limitata, soprattutto in ambito di politica estera, ma anche per quanto riguarda scelte di politica interna. Anche il Giappone, come l’Italia, permane in un contesto che viene chiamato di “alleanza” con gli Stati Uniti, ma che in realtà, in quanto sconfitto del secondo conflitto mondiale, risulta più un rapporto di subordinazione coloniale che di alleanza. Ne è prova il fatto che spesso il Giappone è costretto dalle circostanze ad andare contro i suoi stessi interessi nazionali per seguire le esigenze della propria “alleanza”. Molto interessanti, invece, le resistenze passive che tutto l’apparato politico-economico oppone talvolta per cercare di non perdere del tutto la propria autonomia. Questioni politiche, si dirà. Ma inevitabili se il soggetto di studio è la contemporaneità.
Conclusioni. Ottimo libro, lavoro esaustivo, manuale da tenere come base per approfondire quelle tematiche qui solo toccate. La lunga digressione sui “difetti” indirettamente ideologici, e probabilmente non voluti, non inficia per nulla il valore di quest’opera. Consigliato a chi è stanco di dichiararsi appassionato del Giappone — paese di grande moda in questi decenni — ma si accorge di conoscerne solo la superficie.