Sul dovere di essere felici. Un dialogo tra scienza, filosofia occidentale e pensiero buddhista
In un’epoca in cui la ricerca della felicità è ridotta a slogan, manuali rapidi e illusioni consumistiche, questo libro invita a fermarsi e a guardare in faccia la realtà. “Il fiore e la rugiada. Sul dovere di essere felici” propone un cammino tra filosofia occidentale, scienza e pensiero buddhista, alla ricerca di una gioia possibile che non fugge dal dolore e che nasce dalla consapevolezza del presente. Dalle mappe sempre più raffinate della scienza, capaci di spiegare il “come” dei fenomeni ma incapaci di catturare il loro significato ultimo, alle intuizioni dei grandi filosofi occidentali, il libro esplora i limiti della conoscenza e le illusioni di un mondo “oggettivo”. In parallelo, il pensiero orientale – dal Buddhismo al Daoismo – ci insegna a vedere la realtà come flusso, impermanente e interconnessa, dove la sofferenza (dukkha) nasce dall’attaccamento e dal desiderio di eternità. Continua a leggere “Il fiore e la rugiada”
In cerca della parola giusta. Questa storia risale a qualche anno fa. Me ne sono però ricordato riguardando alcune delle mie “schede del lessico”. Da decenni, ormai (letteralmente), sono solito raccogliere in “schede”, fisiche, scritte a mano, parole ed espressioni nuove che imparo nelle mie chiacchierate nelle lingue straniere, liste che poi integro in modo tematico. Una volta dovevamo aver parlato di templi buddhisti o qualcosa del genere. Mi ero messo a cercare la parola “lanterna” perché volevo esprimere la mia idea su un oggetto che avevo in mente. Certo, non avevo bisogno di conferma sulla complessità e la profondità delle lingue, ma ogni volta che vi inciampo, ne rimango affascinato. Ecco, quindi, che cercavo solo di capire come “dire” una parola, e sono invece rimasto avvolto da un vortice intrecciato di tempo e tradizioni.
Proseguiamo con la nostra rubrica “Libri per studiare”, dedicata ai testi fondamentali per comprendere le lingue, la storia e le culture dell’Asia Orientale. Oggi ci spostiamo sul piano filosofico e storiografico con un’opera che definire “classica” è riduttivo: “Storia del pensiero cinese” di Anne Cheng. Pubblicato in Italia da Einaudi nella prestigiosa collana “Piccola Biblioteca”, questo saggio rimane uno strumento imprescindibile non solo per i sinologi, ma per chiunque voglia decifrare le radici intellettuali dell’intera Asia Orientale. L’autrice, Anne Cheng, è una figura di spicco nel panorama accademico internazionale. Titolare della cattedra di “Storia intellettuale della Cina” al Collège de France, rappresenta perfettamente il ponte tra Oriente e Occidente. Nata in Francia da genitori cinesi, la sua doppia appartenenza culturale le conferisce una sensibilità rara nel tradurre concetti complessi senza tradirne l’essenza originale. Ricordo persino di aver scorto la traduzione giapponese del suo testo in una libreria di Tokyo, segno del prestigio globale di cui gode quest’opera.
Dalle origini indiane allo Zen: percorsi storici e scuole del Buddhismo in Asia Orientale. Questo agile volume ripercorre la storia del Buddhismo in Cina, Corea e Giappone da una prospettiva integrata, considerando l’Asia Orientale come uno spazio culturale unitario, plasmato dall’eredità della civiltà cinese e al tempo stesso segnato dall’originalità delle singole tradizioni nazionali.
La famosa diade concettuale di Apollineo e Dionisiaco esposta dal filosofo Friedrich Nietzsche ne La nascita della tragedia, ha avuto nel corso del Novecento e oltre una gran fortuna nel pensiero filosofico, imponendosi come una lente potente per analizzare le tensioni alla base della cultura occidentale e arrivando a influenzare anche letteratura e arte. Il concetto di Apollineo, che trae il suo nome dalla nota divinità greca, rappresenta il principio della razionalità, dell’ordine, della distinzione dei confini individuali e del sogno controllato. L’Apollineo è contrapposto da Nietzsche al Dionisiaco, in onore all’omonimo dio del vino e dell’estasi, principio che incarna al contrario la forza primordiale dell’ebbrezza, della dissoluzione dell’io nell’indistinto, della spontaneità naturale e della frenesia orgiastica.
L’interesse dell’Occidente per il Buddhismo è un fenomeno complesso e stratificato, il cui sviluppo abbraccia tre secoli di storia. In origine, nell’Ottocento, la dottrina del Buddha aveva attirato l’interesse di un’élite di intellettuali, alimentato dal fenomeno dell’Orientalismo, l’imitazione o rappresentazione di culture asiatiche fiorita dopo le esplorazioni coloniali, e dall’applicazione dei nuovi metodi filologici allo studio dei testi orientali. Questo approccio iniziale fu quindi prevalentemente accademico, artistico e filologico, non rispondendo ad esigenze di tipo spirituale.