Note sul libro di David Cordingly, Storia della pirateria (Mondadori)
Quanto il mondo conservava qualche lembo di terra ignota, i ribelle, i reietti, i disadattati, gli infelici, potevano decidere di imbarcarsi verso l’ignoto e canalizzare così nel viaggio le proprie ansie, le proprie insoddisfazioni. Questa possibilità doveva avere una potente funzione catartica a noi sconosciuta in quest’epoca di geo-localizzazioni Google e visioni satellitari. Tra le possibilità di fuga vi era senz’altro la possibilità di diventar pirata e tentare la fortuna per i mari. Si trattava di una vita avventurosa e pericolosa, un’esistenza in balia di uomini senza scrupoli e sotto la costante minaccia della morte che poteva giungere per fame, naufragio, o per una palla di cannone sparata dalle navi che tentavano di respingere gli attacchi pirati e che, nel migliore dei casi, avrebbe potuto tranciarti di netto una gamba o un braccio. Continua a leggere “Corpo di mille balene”
Se siete stanchi di impegno, se ne avete abbastanza di sentire politici ripetere sempre le stesse cose e, ugualmente, non ne potete più di ascoltare la lamentela popolare col suo traboccare di luoghi comuni, fate un gesto di evasione, salvatevi. Isolatevi, egoisticamente, in un mondo piacevole, leggero. Plasmatelo a vostro uso e consumo, senza pensieri. Sedetevi in poltrona, sorseggiate un buon whisky invecchiato (o se non vi piace il genere, una tisana esotica o un tè), e leggetevi un libro. Oggi che l’invito alla lettura è diventato un’ennesima forma di impegno, e che questo “appello” qualche volta risulta un po’ antipatico (leggere fa bene, come mangiare frutta e verdura), leviamo subito di torno l’impegno. Leggetevi disimpegnati romanzi di genere, secondo la vostra indole. Divertitevi con la storia, la narrazione. Se vi va, seguite le mode del momento, gli autori da classifica.