Dimenticare gli affanni

Il vino nel mondo antico. Archeologia e cultura di una bevanda specialedi S. De’ Siena

De Siena.jpgGli esseri umani hanno sempre cercato di relegare i lati neri dell’esistenza sul fondo della loro coscienza. Di volta in volta con ideologie redentrici, negazioni, tentativi di oblio. Tra questi ultimi rientra certamente l’uso di bevande o sostanze che possano farci allontanare dalla realtà, in apparenza salvandoci dalla sofferenza.
Ora, non farò certo qui né l’apologia dell’uso di una qualsiasi bevanda o sostanza che alteri la coscienza, né la condanna in sé. Di medici, psicologi, maestri di vita è pieno il mondo. Per avere un parere pro o contro di tipo medico, sanitario, sociale, etico, rivolgetevi a loro.
Vi parlerò, invece, di un bel libro uscito qualche anno fa (2012) di storia e archeologia del mondo antico: Stefano De’ Siena, Il vino nel mondo antico. Archeologia e cultura di una bevanda speciale (Mucchi editore). Un bel libro anche dal punto di vista della confezione, se vi interessa l’aspetto estetico dei volumi: carta patinata, ricco di illustrazioni documentarie, copertina plastificata.
Ecco qualche spunto per invogliare alla lettura del volume. De’ Siena ricostruisce l’uso e l’origine della bevanda. Pare, quindi, che l’origine della vite sia da ricercarsi nel Caucaso, anche se notizie di questa bevanda compaiono solo con l’invenzione della scrittura, così che risulta ben più complesso risalire più indietro nel tempo.
L’uso del vino nella società greca e romana aveva forti implicazioni sociali, politiche, etiche ed artistiche. Sembra un’esagerazione per un bicchiere di vino? No. E ora spieghiamo perché.
Il vino si accompagnava alla diffusione di tempi dionisiaci (che riguardavano la vita e le gesta del dio Dioniso/Bacco). Si trattava di tematiche legate anche a feste popolari che avevano la funzione di “sovvertire” momentaneamente l’ordine sociale. È quello che avviene anche col Carnevale, successivamente, in epoca medievale. Meccanismo noto agli antropologi, questi momenti costituivano valvole di sfogo soprattutto per le classi meno agiate. E se questo aveva il vantaggio di scaricare energie potenzialmente eversive in un contesto controllato, d’altra parte erano anche potenziali fonti di reali scintille eversive. Per questo i culti legati a Dioniso/Bacco vennero osteggiati nei primi secoli, soprattutto a Roma.
Ma ben poco può la censura contro lo spirito libero della poesia e dell’arte. Nella letteratura e nelle rappresentazioni artistiche il vino è rappresentato come una bevanda consolatoria dell’anima e del corpo. Non sono pochi i cantori del benessere spirituale e corporale che una coppa di vino poteva offrire. Non si ignoravano le implicazioni mediche dovute all’abuso, soprattutto da parte delle donne (venivano ritenute più deboli e quindi più in pericolo in condizioni che implicavano la perdita del controllo).
Il riposo dalle incombenze della quotidianità e il ritiro meditativo e creativo (il cosiddetto otium) era un momento fondamentale nella società greca e romana. In questo panorama dominava l’edonismo, l’invito a godersi il presente (sulla scorta dell’epicureismo), mentre contemporaneamente si ricordava la finitezza della vita con una costante consapevolezza della morte. In tutto questo il vino aveva un ruolo fondamentale, scandiva i momenti conviviali e accompagnava i simposi (su questo uso sociale torneremo in un’altra scheda di lettura dedicata ad una documentatissima monografia sul simposio).
Qui abbiamo riportato qualche tema di “cultura” del vino raccontataci dall’autore. Ma De’ Siena dedica anche molta attenzione all’aspetto materiale del vino: produzione, conservazione, importanza economica e commerciale della bevanda bacchica.
L’autore, archeologo, ci introduce all’archeobotanica, ma anche all’uso concreto del vino, alle tipologie di contenitori e recipienti per bere, alle raffigurazioni artistiche su coppe e anfore. Una parte del volume molto ben documentata e scorrevole. Curiosa, poi, l’identificazione fatta dalla società greco-romana tra civiltà e vino, in contrapposizione all’uso della birra da parte dei barbari.
Ora, forse smentendo quanto si diceva in apertura di questa breve nota di lettura, dovremmo cercare di capire cosa differenzi l’uso del vino nelle società antiche dal consumo di oggi. Probabilmente la potente simbolizzazione associata al gesto di gustare il vino in età classica, una bevanda in fin dei conti figlia della terra, frutto di duro lavoro e di pazienti attese. Con la consapevolezze mediche di oggi, tuttavia, abbiamo preferito altre strade: l’alcool, che raramente si assume attraverso vini di qualità, è una pausa dalla noia che spesso si consuma basandosi sull’abuso più che sull’uso, ma senza alcuna pretesa di rielaborazione simbolica. Cerchiamo, tuttavia, di vedere un qualche lato positivo in tutto questo: chissà che tra i nostri ragazzi in cerca di evasioni alcoliche (che potrebbero gravare sul sistema sanitario in futuro), non si nasconda qualche novello Orazio, uno dei grandi poeti della letteratura latina celebranti l’otium e la socialità accompagnata anche dal vino.

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