La gerarchia delle perfezioni

La macchina mondiale di Paolo Volponi

volpNel 1965 il premio Strega, uno dei più prestigiosi premi letterari italiani, venne assegnato a un romanzo breve di un autore che oggi è perlopiù caduto nel dimenticatoio. Triste destino condiviso da molti importanti autori della nostra letteratura nel secondo dopoguerra. Il romanzo sul quale spenderemo qualche parola è La macchina mondiale di Paolo Volponi. Nativo della piccola città di Urbino, Volponi era stato una figura di letterato noto tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in particolare per il suo ruolo di dirigente alla Olivetti, ruolo che gli era stato assegnato proprio per portare avanti l’utopia olivettiana di industria umana e culturale. Nell’opera non vastissima di Volponi La macchina mondiale è certamente il libro più importante, e di questa utopia serba una forte traccia.

Anteo Crocioni, il protagonista del romanzo, è un contadino che attraverso letture e riflessioni costanti su testi filosofici e scientifici elabora una complessa teoria filosofico-iniziatica sul funzionamento del mondo. È la natura stessa e il rapporto tra gli uomini a suggerire ad Anteo che dietro a tutto questo c’è un meccanismo del tutto razionale e comprensibile. L’autore, che rende il racconto del suo protagonista in prima persona, crea abilmente una prosa altalenante tra l’ingenua rassegna degli eventi e una lingua iniziatica intrisa di scienza e di ermetismo, creando la sensazione nel lettore di leggere negli spezzoni di brani e di riflessioni di Anteo, una spassosa parodia della filosofia continentale (probabilmente con riferimento all’esistenzialismo così in voga in quel periodo).

Ma la descrizione delle idee di Anteo, dell’elaborazione faticosa del suo “trattato” è solo lo sfondo, e in un certo modo anche la causa, degli avvenimenti che formano la trama di La macchina mondiale. Anteo conosce e sposa Massimina, una contadina della campagna urbinate. Benché ne sia profondamente innamorato, ben presto i loro rapporto si deteriorano, anche in seguito alle incomprensioni per le idee di Anteo, osteggiato sia dai contadini che gli rimproverano di essere del tutto matto e incomprensibile, sia dai preti e dai sapienti che gli rimproverano di sovvertire l’ordine sociale e morale della società. In breve, la moglie si allontana spalleggiata dalla famiglia di origine, e il restante romanzo narra il tentativo di Anteo di ritrovare e riconquistare la moglie.

“La macchina mondiale” del titolo non è altro che il mondo visto nella sua struttura materiale e, in fin dei conti artificiale perché nettamente comprensibile in parti tra di loro correlate. Quella che può sembrare solo una parodia della visione materialista-riduzionista di Volponi è in realtà un tentativo di avvicinare la visione semplice della natura vista dal mondo contadino, al meccanicismo di una scienza che ancora viene vista come ostile e distante. Anteo, accorgendosi del perfetto incastro tra elementi funzionali di ogni cosa esistente, arriva ad equiparare tutto ad automi. La logica conseguenza è che siano esistiti anche autori-automi che abbiano messo insieme quanto vediamo intorno a noi. Questa sì, forse, parodia del creazionismo. Ecco cosa dice Anteo confrontatosi con un prete:

Ma si capisce, gli dissi io con furberia, “che mentre tutta la scienza e tutta la filosofia vanno verso le prove del materialismo, io, riuscendo a dimostrare che gli uomini sono stato costruiti da altri esseri, ammetto e stabilisco l’idea di esseri superiori, posti altrove, e che alla fine questi esseri possono risultare essere uno solo, quindi proprio quel Dio del quale lei si dichiara servitore? Ma egli mi scacciò ed io scrissi una lettera al vescovo, riportando il pezzo del mio trattato dove è scritto: “In sostanza noi non facciamo altro che eternare la legge che governa l’universo, la quale esige che un’opera fatta di materia organica e poi organizzata in una costruzione sufficiente, per poter vivere deve riprodursi e per poter resistere deve ricostruirsi in forme più evolute attraverso la rivoluzione di successive civiltà progressive; contrariamente a quanto è stato creduto finora, ogni forma di automa-autore può costruirne un’altra superiore a se stessa altrimenti dovremmo pensare che così come siamo non abbiamo una fine e quindi neanche un principio.

La gerarchia della perfezione, stando anche all’esempio della natura e dell’uomo, sarebbe inversa. Non dalla perfezione si procede all’imperfezione, ma dall’imperfezione ad un più alto grado di perfezione. Un essere imperfetto può creare qualcosa di più perfetto di lui, e così via, all’infinito. Così si spiega la nascita dell’uomo attraverso l’opera di automi-autori (o, aggiungiamo qui, dalle leggi fisiche più semplici del funzionamento complessivo) e così si spiega il fatto che gli uomini possano creare qualcosa di più complesso di loro, strumento per ora, e chissà cosa nel futuro. E così, ridimensionato a dimensioni umane, trova la sua ragione di essere e la sua teleologia l’esistenza umana. Un altro brano dal trattato:

Coloro che hanno progettato l’uomo come macchina non potevano dargli un programma con un istinto come lo dettero agli animali, perché mentre essi dovevano restare sempre tali e quali, l’uomo doveva ripetere l’onere dei suoi progettisti, però con materiali e forme diverse: quindi avrebbe dovuto arrivarci attraverso un lunghissimo tirocinio, soddisfacendo gli entusiasmi e le ambizioni richiesti dalla sua vita nel mondo, i quali attraggono l’uomo verso una meta sconosciuta per lui ma ben conosciuta da coloro che lo hanno voluto.

Il netto stacco tra la narrazione della trama (il rapporto con la moglie e poi la ricerca di Massimina) e i brani riflessivi, nonché con parti del trattato che Anteo va scrivendo, creano nel lettore un senso di distacco che ben rendono l’estraneità del protagonista al suo mondo reale.

Ma per il mondo sociale di Anteo, fatto di schematismi metafisici e di remissive vittime che accettano di subire il loro destino senza metterlo in discussione, non può accogliere queste idee che se pure vengono espresse con accenni deliranti e vagamente iniziatici, sono motivati da una spinta di autonomia di pensiero del contadino Anteo. Il protagonista viene dunque rimproverato dai sapienti di arrogarsi una funzione che non gli compete: quella di stabilire la verità e di ricercare il sapere.

Anche se il protagonista de La Macchia mondiale correrà verso un inevitabile finale tragico, Volponi probabilmente non aveva intenzione di ammonire il lettore con un “morale della favola”. Lo scacco di Anteo, in definitiva, non è sociale, ma solo speculativo.

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