Libri, balli, spettacoli nell’Inghilterra del Settecento

Il libro di J. Brewer, I piaceri dell’Immaginazione.

BrewerL’antipatica Gran Bretagna post Brexit potrebbe farci dimenticare che la cultura britannica, spesso definita semplicemente inglese perché anglofona (con buona pace di gallesi, scozzesi e irlandesi), ha dato all’Europa e al mondo grandi capolavori letterari e non solo. Il predominio dell’inglese nel mercato editoriale internazionale, con una produzione letteraria ormai guidata da pure logiche di mercato, contribuisce a renderci la cultura anglofona come troppo invadente, persino imperialista. Occorre anche aggiungere che la potenza di fuoco mediatica del mondo anglosassone, in particolare americana, è stata capace di rendere simili a miti ogni prodotto di quella cultura, anche quando la definizione di capolavori era forse esagerata. Il predominio politico dell’America dalla seconda parte del XX secolo ha contribuito a porre in una posizione di privilegio la letteratura inglese classica, lasciando la restante produzione europea occidentale in mano a specialisti.
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Spettri letterari

Inquietudini moderne nel romanzo gotico inglese

Antri bui, castelli diroccati, cadaveri vaganti, apparizioni spettrali. Le mille declinazioni di queste inquietanti immagini che oggi ci sono così familiari, nascono in un’epoca abbastanza precisa della storia europea. Siamo all’inizio del XVIII secolo, imperversa la visione illuministica del mondo, ma lassù, nella Vecchia Inghilterra, si riscopre contemporaneamente il fascino del gotico in architettura. Lo stile classico, con la sua razionalità ed il suo nitore, è da sempre il riferimento iconico e stilistico del potere e dei circoli ufficiali: capitelli, colonne e marmi richiamano la razionalità dei greci e il concetto di autorità e potere dell’impero romano e sono perciò funzionali all’immagine del potere. Continua a leggere “Spettri letterari”