Un’etimologia “falsa”, ma suggestiva
In cinese e giapponese, il classificatore (o numeratore) è una parola che si inserisce tra il numero e il sostantivo per categorizzare l’oggetto in base alla sua forma, funzione o consistenza. Dove noi avremo “un edificio”, “una macchina”, “un cane”, ecc., queste lingue avranno una specifica forma che sta al posto del nostro “un…” generico.
In giapponese la parola libro è “hon” (本). Con il rispettivo numeratore-classificatore, per indicare “un libro”, si dice “issatsu no hon” (一冊の本). Si noti la struttura inversa, letteralmente “uno-di-libro”. Quando mi sono imbattuto per la prima volta nell’espressione “un libro” nelle due lingue, ho notato un fenomeno curioso. Sappiamo che i kanji giapponesi, che hanno avuto una loro propria evoluzione, sono di origine cinese (il nome, letteralmente, significa “caratteri han” dell’etnia cinese dominante in Cina). Succedono spesso due tipi di fenomeni per quanto riguarda il rapporto tra i due sistemi di scrittura. Il primo fenomeno è che il carattere è identico o quasi (il cinese del continente ha subito una riforma che ha semplificato i caratteri), è comunque usato in una combinazione simile; ovviamente, cambia la pronuncia, ma la parola o la radice rimangono riconoscibili in molti casi; oppure, seconda ipotesi, è un carattere completamente diverso. Continua a leggere “La parola “libro” in giapponese e in cinese”
In ogni manuale di introduzione alla scrittura o alla grammatica delle lingue che usano i caratteri cinesi (in cinese