Un’etimologia “falsa”, ma suggestiva
In cinese e giapponese, il classificatore (o numeratore) è una parola che si inserisce tra il numero e il sostantivo per categorizzare l’oggetto in base alla sua forma, funzione o consistenza. Dove noi avremo “un edificio”, “una macchina”, “un cane”, ecc., queste lingue avranno una specifica forma che sta al posto del nostro “un…” generico.
In giapponese la parola libro è “hon” (本). Con il rispettivo numeratore-classificatore, per indicare “un libro”, si dice “issatsu no hon” (一冊の本). Si noti la struttura inversa, letteralmente “uno-di-libro”. Quando mi sono imbattuto per la prima volta nell’espressione “un libro” nelle due lingue, ho notato un fenomeno curioso. Sappiamo che i kanji giapponesi, che hanno avuto una loro propria evoluzione, sono di origine cinese (il nome, letteralmente, significa “caratteri han” dell’etnia cinese dominante in Cina). Succedono spesso due tipi di fenomeni per quanto riguarda il rapporto tra i due sistemi di scrittura. Il primo fenomeno è che il carattere è identico o quasi (il cinese del continente ha subito una riforma che ha semplificato i caratteri), è comunque usato in una combinazione simile; ovviamente, cambia la pronuncia, ma la parola o la radice rimangono riconoscibili in molti casi; oppure, seconda ipotesi, è un carattere completamente diverso. Continua a leggere “La parola “libro” in giapponese e in cinese”
Non ho le pretese di “fare” linguistica in queste poche note. Questo breve testo andrà considerato più una riflessione intuitiva, basata su impressioni personali, sulle lingue e sulle loro differenze, che un testo di qualche valore scientifico. Se fossi uno studioso serio e metodico, direi che il tema di questa nota tocca la linguistica comparativa. Tuttavia, se non si ha la pazienza di riordinare le idee e studiare con metodo un oggetto di studio, uno spunto di riflessione può essere altrettanto utile. Da circa tre lustri, poco più, mi dedico allo studio delle lingue. Scopo principale è quello comunicativo, e una passione e curiosità per l’oggetto in sé. Tuttavia, complice un certo interesse anche per la linguistica, non ho potuto fare a meno di elaborare qualche teoria ingenua su alcuni aspetti del linguaggio in relazione alle diverse lingue.