Scegliere il kimono, catturare lucciole..

Il romanzo Neve sottile di Jun’chiro Tanizaki

tanizakiNella versione compatta in un solo tomo della voluminosa storia letteraria, intitolata semplicemente Letteratura giapponese. Disegno storico*, lo storico della letteratura Kato Shuichi, aveva già segnalato lo scrittore Jun’chiro Tanizaki come tra i maggiori autori del Novecento Giapponese, indicando nel romanzo Neve sottile il culmine dell’opera di Tanizaki.

Con scrupolo di studioso novizio della cultura di questo paese, in contemporanea alla conoscenza del quadro storico-letterario di riferimento, mi trovavo già tra le mani la lista di un certo numero di titoli della letteratura del periodo classico da leggere o già letti; ma le note riportata da Shuichi a proposito di Neve Sottile, mi hanno persuaso a mutare la mia forzata sistematicità, e a ritornare al Novecento.

Le 520 pagine dell’edizione italiana** narrano un tratto di storia, pochi anni in verità, della vita delle sorelle Makioka di Ōsaka. Siamo alla fine degli anni Trenta. Il mondo è sconvolto dall’ombra della guerra, e tuttavia, malgrado i tanti riferimenti all’attualità che si affacciano timidamente al racconto, la storia delle sorelle viene narrata attraverso abitudini e problemi ordinari, tra normalità e tra piccole e grandi tragedie della vita che avversano la vita di ogni essere umano.

Le quattro sorelle Makioka sono le eredi di un’importante casata giapponese che ormai non vive più nei fasti di un tempo. La maggiore Tsuruko vive a Tokyo col marito e la numerosa figliolanza e ha preso le redini, insieme al marito, della direzione della famiglia. La secondogenita, la titubante ed emotiva Sachiko, vive ad ad Ashiya, nei pressi di Ōsaka, sotto lo stesso tetto col marito Teinotsuke, la figlioletta Etsuko, e le sorelle minori, Yukiko e Taeko, la più giovane.

Il lungo romanzo, avendo come sfondo in particolare gli sforzi di combinare le nozze alla timida, ma bella e sofisticata Yukiko, scorre in un’esistenza tutto sommato ordinaria. La cifra dominante del romanzo è proprio questa: una presa diretta della vita quotidiana, ambientata in un Giappone che in quei decenni stava subendo prepotenti cambiamenti messi in moto dal contatto con la cultura occidentale. Il Giappone di quei decenni era un paese ancora molto legato alle proprie tradizioni, e cercava una sintesi tra la propria identità e la modernizzazione.

Vi è, infatti, un continuo riferimento alla “giapponesità”, in contrasto con i costumi occidentali che andavano sempre più diffondendosi e che avrebbero sostituito in buona parte gli stili di vita tradizionali. Lo stesso orizzonte visivo e materiale della società andava mutando, nella gestione degli spazi domestici, degli abiti e del cibo. Non vi era stata ancora quella rielaborazione dell’Occidente che avrebbe reso il Giappone del dopoguerra una realtà nuova e unica nel panorama asiatico.

Simbolo di questa contrapposizione, di questo incontro e tentativo di sintesi, è la ribelle Taeko. Sempre vestita all’europea, emancipata e in grado di mettere sovente in grave imbarazzo la famiglia Makioka con la sua condotta sopra le righe, Taeko pare avare un’energia sconosciuta alle altre sorelle. Cogliamo, forse, l’atteggiamento ambiguo di Tanizaki, cantore di un mondo tradizionale non ancora scomparso ma di cui già sente nostalgia, e l’avanzata della modernità che in questa prima fase si configura solo come adozione passiva di costumi occidentali.

Il resto della famiglia, al contrario di Taeko, si muove in un orizzonte di valori tradizionali, molto gerarchico ed essenzialmente maschilista. Eppure, le altre tre sorelle, che spesso vestono in abiti tradizionali e riconoscono il valore dei riti ancestrali che regolano la società giapponese, sotto sotto ammirano l’intraprendenza e l’energia della sorella minore.

Non si deve pensare che il romanzo di Tanizaki sia un quadro sociologico del Giappone della fine degli anni Trenta. Tutto ciò lo ricaviamo in controluce, con molta descrizione. Le fitte pagine ci narrano di gite familiari in cui i protagonisti si recano per ammirare la fioritura dei ciliegi a Kyoto, si racconta della scelta dei tessuti e del Kimono adatto da parte delle ragazze in diverse occasioni, dell’incontro coi vicini tedeschi e gli amici russi di Taeko. Un’esistenza placida, quanto non turbata da questioni impellenti di vita che, sullo sfondo delle tragedie storiche che di lì a poco avrebbero investito il mondo, ci paiono quadretti di genere. Il torno di anni della vita delle sorelle Makioka di cui Tanizaki ci fa la cronaca, non manca infatti di quella componente altrettanto ordinaria della vita che con artificio, per salvarci, tentiamo di ascrivere all’eccezionalità: la sofferenza, la malattia e il lutto. Ma come si sarà inteso, siamo ben lontani dal tono della tragedia.

Sono questi quadretti di genere della quotidianità che costituiscono il valore artistico di Neve sottile e lo elevano tra i grandi romanzi del Novecento. Scene raccolte, raffinate, narrate in termini realistici, ma che finiscono per assumere la pregnanza di simboli ed allegorie, e paradossalmente creano un clima sognante nel narrare l’esistenza di ogni giorno. Gli esempi non mancano.

In occasione di un ennesimo incontro organizzato per conoscere un potenziale sposo di Yukiko, un cosiddetto miai, le tre sorelle, Sachiko, la stessa Yukiko, Taeko, oltre alla piccola Etsuko, figlia di Sachiko (Tsuruko è figura più defilata), si trovano ospiti da una vecchia conoscenza, in una casa in stile tradizionale in campagna.

Il miai non avrà la fortuna sperata. Ma il soggiorno rurale è anche il pretesto per partecipare ad un evento divertente: la cattura delle lucciole nella notte estiva. In un clima spensierato e divertito, in un’oscurità preindustriale dove i cieli di notte sono ancora bui e impenetrabili, le sorelle Makioka e gli amici che le ospitano, trascorrono ore di onirica attesa, tra sorrisi e spaventi simulati, catturando lucciole e costeggiando il mormorio del fiume che scorre invisibile accanto a loro. Di caccia incruente si tratta, però. I piccoli insetti luminosi vengono liberati poco prima di rientrare in casa.

Dopo le corse, gli affanni e le risate, Sachiko si ritrova con le sorelle nella casa ormai silenziosa. Pensando al destino della povera sorella che pare destinata a non trovare mai l’amore, Sachiko si lascia andare a qualche lacrima. Ma Taeko e Yukiko sono lì accanto a lei, il respiro del sonno le mostra nella loro tranquillità imperturbabile. Una lucciola che non ha fatto ritorno alla campagna, si illumina nella stanza buia e si poggia sopra Sachiko. Un’immagine di grande poeticità.

Tanizaki non ha bisogno di esplicitare nessuna filosofia: parla per simboli; simboli indiretti e proprio per questo di grande valore estetico e artistico. Non posso, in conclusione, non cedere all’elogio in questa nota di lettura: Neve sottile è un grande romanzo, e se il termine non fosse troppo inflazionato, lo definirei senz’altro un capolavoro della letteratura universale.

* K. Shūichi, Letteratura giapponese. Un disegno storico. Marsilio editore.

** Jun’chirō Tanizaki, Neve Sottile, Guanda, Parma 2019. Traduzione di Olga Ceretti Borsini.

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