Byron in salsa russa

Immoralità e noia nell’opera di Lermontov

lermontovMichail Lermontov è un poeta e scrittore russo che pare egli stesso personaggio letterario. Anima tormentata, tipico rappresentante di quello che tra le aule scolastiche avete sentito definire come “titanismo romantico”, Lermontov muore giovane in seguito ad un duello, a soli ventisette anni. La giovane età lo pone in un ruolo problematico nel contesto letterario russo. Da un lato, il breve tratto di tempo che ha costituito la sua vita non gli ha permesso di raggiungere a pieno la sua maturità artistica. Dall’altro Lermontov ha lasciato versi e opere in prosa che ci paiono perfettamente compiute e che collocano l’autore in un panorama di respiro europeo.

Il Povest’ (cioè romanzo breve), Un eroe del nostro tempo è un testo frammentato, diviso tra il racconto di un narratore esterno, e il diario del suo protagonista, Grigorij Pečorin, giovane ufficiale dell’esercito imperiale russo. È proprio il personaggio di Pečorin a fornire uno sfondo comune all’opera costituita in paragrafi che potrebbero anche considerarsi racconti autonomi.

È individuo di temperamento ambiguo ed energico, questo Pečorin. Eroe maledetto ante litteram che rivendica la libertà di agire liberamente e avventatamente per combattere la sua perenne noia e insoddisfazione per l’esistenza. Sposa una splendida ragazza caucasica per il gusto di conquistarla, e poi se ne stanca in fretta (la morte inaspettata della povera giovane verrà a liberarlo da questa trappola). Corteggia una principessa solo per trarre piacere dal veder venire meno l’alterigia della fanciulla nei suoi confronti, compromettendola e stancandosene quando gli pare di averla avuta vinta. O ancora, rimane invischiato in un duello che avrebbe potuto evitare, ma che a causa della stupidità del suo avversario e del suo lasciarsi trasportare dagli eventi, finisce nell’omicidio dello sfidante.

Ci si sente oppressi dall’ambiguità che si prova di fronte a Pečorin: il personaggio affascina e suscita contrarietà allo stesso tempo, è un inno alla libertà individuale (anche se sconclusionata e priva di scopo), ma anche un atto di accusa verso un ego smisurato, incapace di provare un reale amore per gli esseri umani.

Un solo scorcio di serena speranza si intravede nella vicenda di Pečorin: la bellezza del paesaggio del Caucaso. Una bellezza che ristora l’anima e consola dall’insensata esistenza: ingenuo e tipicamente romantico, certo, ma di grande efficacia. Un Caucaso caro allo stesso Lermontov, che si affaccia nella narrazione tanto del testimone che racconta al suo compagno di viaggio le avventure del giovane ufficiale, quanto nelle stesse riflessioni di Pečorin, nel suo racconto in presa diretta.

Pečorin è a ben guardare un antenato dei nichilisti del grande romanzo russo dei decenni successivi. Nei tratti del personaggio di Lermontov vediamo già abbozzate le figure dei “demoni” di Dostoevskij o del freddo scienziato Bazarov che prende vita nel romanzo Padri e figli di Ivan Turgenev. Pečorin, come loro, cerca una libertà individuale non condizionata dalla morale corrente; come i tenebrosi personaggi dostoevskijani finisce per farsi portatore di un individualismo “immorale” che oltrepassa visioni politiche, secondo la condanna che implicitamente emette Dostoevsji, ma rimane anche personaggio incredibilmente vitale, nell’incarnazione meno luciferina che ce ne dà Lermontov.

Si è discusso a lungo sul byronismo di Lermontov, vale a dire quell’atteggiamento che avrebbe ispirato vari giovani intellettuali europei nella prima epoca romantica spingendoli ad un ribellismo e ad un ostentato cinismo, sulle orme del poeta inglese George Byron (1788-1824) che avrebbe influenzando tanto le opere letterarie, quanto l’esistenza di quei giovani.

Tuttavia, nel caso di Lermontov siamo di fronte a qualcosa di più che ad una semplice posa: si ha l’impressione che il temperamento del nostro autore russo e delle sue trasfigurazione letteraria Pečorin, siano autonomamente e genuinamente byroniani. E se il caso storico avesse invertito le sorti, forse potremmo parlare di Lermontovismo a proposito di Byron. Si muore forse in duello, in così giovane età, solo per assumere una posa o per recitare una parte?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...