Una perversa e frenetica decadenza

Nota su Insaziabilità di Stanisław Ignacy Witkiewicz

witkiewiczlibroInsaziabilità, il romanzo del polacco Witkiewicz del 1930, è un’opera assurda e totalmente folle. E anche per questo è un capolavoro. Oltre cinquecento pagine di rimuginio interiore, in una prosa iper-barocca e serratissima, vivace, confondente, labirintica e alienante, dove la trama assume quasi un’importanza secondaria. La storia, infatti si riassume in poche righe. Il romanzo racconta la storia del giovane Genezyp Kapen, figlio di un ricco birraio, che finisce nell’esercito. Il contesto che fa da sfondo alla vicenda è abbastanza inquietante. Siamo in un momento indefinito del XX secolo, e il cinesi stanno conquistando militarmente il mondo ed esportando il comunismo. Grazie all’adozione dell’alfabeto (sic!), la loro civiltà ha avuto un’accelerazione improvvisa, sorpassando militarmente e tecnologicamente il resto del mondo. Loro missione è governare la “razza” bianca, ormai moralmente decaduta e incapace di governarsi autonomamente, ed estirpare l’individualismo, malattia dell’occidente; arrivati al loro obiettivo, infatti, imporrano l’ibridazione tra i “gialli” e i “bianchi” per creare una razza nuova e risollevare le sorti dell’umanità. Solo la piccola Polonia, retta dall’epico e quasi metafisico tiranno Kocmołuchowicz, funge ancora da baluardo contro l’inarrestabile avanzata cinese; ma ancora per poco, poiché la vittoria dei temibili asiatici pare inevitabile. A complicare le cose, arriva l’introduzione di un nuovo culto e di una pillola ad esso associato: le pillole Murti Bing, probabilmente introdotte dai cinesi, e capaci di annientare il desiderio e il bisogno metafisico e religioso delle persone.

Ma questo schema narrativo si nota quasi a fatica. In realtà il libro è un resoconto frenetico delle sperimentazioni sessuali-erotiche, sentimentali e filosofiche del giovane Genezyp, che finisce per divenire assistente di Kocmołuchowicz. Bravo ragazzo e di buona famiglia, Genezyp cova interiormente una follia che a contatto col mondo e con personaggi tanto grotteschi da assurgere a simboli universali, esploderà in tutta la sua veemenza nel giro di pochi mesi. Il giovane è protagonista di esperienze sessuali di ogni tipo, anche clinicamente perverse, condite dall’immancabile abuso di alcol e droghe, fino ad arrivare a sperimentare per più volte l’omicidio, senza rimorso e con una sospetta serenità apatica che non esiteremo ad ascrivere alla psicopatia.

Witkiewicz, uno dei più importanti autori della letteratura polacca del Novecento, era un rappresentante di quella che viene definita letteratura catastrofista e grottesca, sviluppatasi tra anni Trenta e secondo dopoguerra, di cui faceva parte anche il già citato Gombrowicz (si veda questo articolo). Noto utilizzatore di droghe e altre sostanze psicoattive in funzione di sperimentazione estetica, egli stesso artista eclettico, filosofo, pittore e illustratore (merita un posto di rilievo anche nella storia dell’arte), fu a lungo dimenticato, e anche oggi non pare goda di grande fortuna editoriale fuori dalla Polonia. L’ultima edizione italiana del romanzo Insaziabilità risale al 1978, ad opera di Garzanti.

Il suo personaggio degenerato non era una diretta apologia della decadenza, quanto una sua constatazione. Cresciuto in un contesto anticonformista, e attorniato dall’intellighenzia della Giovane Polonia (movimento letterario e artistico tra Ottocento e Novecento), Witkiewicz vedeva nell’avanzare di una certa modernità una pericolosa uniformazione che avrebbe diluito l’individualità e distrutto la libertà personale. Ma la sua non era una battaglia ideologica e politica precisa, quanto una posizione filosofica ed esistenziale; i cinesi nel romanzo si fanno più simbolo e mito, più che oggetto di odio politico specifico, visti con terrore ed ammirazione insieme.

Nell’elaborazione delle sue opere letteraria pesò anche la sua peculiare visione estetica, secondo la quale l’arte doveva esprimersi come forma pura, scollegandosi da visioni filosofiche, politiche o religiose, senza che tabù morali frenino la libertà creativa.

L’opera di Witkiewicz oggi non è invecchiata. I riferimenti concreti nella narrazione ad un immediato futuro, partendo dal presente dell’autore, ci paiono forse poco verosimili, ma il senso profondo di inquietudine, tipico della nostra modernità, emana dall’opera dello scrittore polacco con grande forza espressiva, risultandoci anche oggi di grande attualità.

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