Le parole del silenzio di Michele Prisco (1981)
Michele Prisco era considerato un autore importante della letteratura italiana del dopoguerra. La sua lunghissima carriera letteraria, iniziata nell’immediato dopoguerra, si è protratta fino alle soglie del nuovo millennio, con esiti altalenanti per quanto riguarda la fortuna editoriale dei suoi libri. È stata invece la cosiddetta “fortuna postuma” a non rendere giustizia a questo autore: oggi sono davvero poche le sue opere ancora reperibili sul mercato, riedite di recente. Qualche tempo fa, cercando tra gli autori del secondo “Novecento italiano dimenticato”, avevo inserito Prisco tra le mie letture. Per vie fortuite (libri ereditati), alcuni anni fa sono entrato in possesso di alcuni suoi romanzi e il primo che ho deciso di leggere non è stato il suo più famoso e, a quanto pare, il più importante (Una spirale di nebbia, Premio Strega 1966), bensì un’opera relativamente tarda: Le parole del silenzio. Continua a leggere “Micro-mondi e incomunicabilità”
Non c’è niente da fare. Ogni volta che leggo un romanzo di Jules Verne ne rimango entusiasta. Così è avvenuto con Viaggio al centro della terra, e così avvenne qualche anno fa con Ventimila leghe sotto i mari. Il sapiente gioco tra verisimiglianza scientifica, ritmo narrativo, e vividezza dei personaggi e delle descrizioni, rendono questo autore un vero piacere da leggere, anche in traduzione. Fortunatamente, il corpus delle opere di Jules Verne a cui attingere è enorme: solo se parliamo della cosiddetta serie dei “Viaggi straordinari”, il prolifico autore francese pubblicò in vita cinquantaquattro romanzi; e se a questi si aggiungono altri otto postumi della stessa serie, ben si capisce quanto fosse metodico e instancabile questo scrittore. Questa nota di lettura sarà insolitamente breve, perché mi pare superfluo tentare una qualche forma di recensione che riporti la trama o un’analisi narrativa e stilistica. Farò solo qualche considerazione sul libro e sul genere. Non ho nessuna intenzione di rovinare il gusto della lettura di questo libro.
L’andamento del nostro stile di vita muta e si rapporta al ritmo con cui viviamo e assimiliamo la scrittura. E per “scrittura” dovremmo intendere non solo un modo di conservare e tramandare informazioni, le storie e le emozioni, ma anche un modo di conoscere il mondo lì fuori, leggerlo nelle parole, nelle immagini e nelle interazioni che queste creano tra loro. Quando il mondo non era spezzettato dalla velocità e l’unica “rete” che legava un luogo all’altro era a lenta percorrenza, ma reale, fatta di strade, di fiumi e di laghi, il tempo della vita-lettura era meditativo, lento e persino paziente. Allora scrivevamo e leggevamo libri voluminosi, romanzi pesanti che potevano raccontarci di intere generazioni o magari descrivevano singoli attimi perdendosi per decine e decine di pagine. Leggevamo meno, forse, ma ci soffermavamo più a lungo sulla scrittura, ed eravamo costretti ad esercitare la memoria perché il mondo scritto era difficile da consultare, più raro e prezioso, e conveniva assimilarne avidamente quanto più potevamo.