Gli imprevisti della ragione in Padri e figli di Ivan Turgenev
Compito della letteratura è anche quello di trasporre in storie quelle idee, figure ed emozioni che rese in forma non letteraria conserverebbero l’essenziale del loro significato, ma che forse avrebbero ben altra persuasività su coloro che le ascoltano e le leggono. Da anni, con intervalli di tempo variabili, rivado – diciamo così – alla rilettura di un certo romanzo di non molte pagine scritto da uno dei maggiori autori della letteratura russa: Padri e figli di Ivan Turgenev. Si è soliti sintetizzare il contenuto di Padri e figli ponendo l’accento sul contrasto – palese fin dal titolo – tra la vecchia generazione di padri progressisti che andava a costituire con difficoltà un’embrionale borghesia in una Russia, fatta ancora di rapporti sociali arcaici, e la nuova generazione di figli che quel percorso di innovazione e di messa in discussione dei valori tradizionali tentava di portarlo alle sue estreme conseguenze, approdando ad un sistema di pensiero, il nichilismo, che in quegli anni e con vari sfumature di significando andava diffondendosi nella cultura europea. Continua a leggere ““Un chimico è venti volte più utile di un poeta””
Forse una prima elementare classificazione che ci viene naturale è quella tra vero e falso, e, per riflesso, tra reale o irreale. Non è difficile capire come dietro a questa semplice dicotomia stiano importanti presupposizioni filosofiche che guidano molte delle nostre scelte nella vita di tutti i giorni. È vero, però, che separando così nettamente i due mondi, del vero e del falso, del reale e dell’irreale (che estenderemo all’immaginato) rischiamo di trovarci problemi più impegnativi di quelli che pensiamo di aver risolto. Un esempio tradizionale: è vero un unicorno? No, certo. E allora di cosa parliamo, quando parliamo di un unicorno? Pure essendo di fantasia, è un animale di cui non solo possiamo parlare, ma che possiamo rappresentare, di cui possiamo narrare le vicende. Quindi, in qualche modo, parliamo di qualcosa che “esiste”.
Non tutti sanno che Adam Mickiewicz è il “Dante” polacco, se è lecito usare questa espressione. Mickiewicz, infatti, occupa nella considerazione della critica e dell’opinione pubblica del paese slavo lo stesso ruolo che il nostro poeta fiorentino occupa nella letteratura italiana: quello di maggiore autore. Ma mi sia consentita una riflessione preliminare a questo proposito, anche a corollario di una precedente nota su una letteratura d’Europa