23 note pratiche (e un po’ di teoria)
Imparare una lingua straniera non è una questione di talento, di predisposizione naturale o di “orecchio”. Chi riesce davvero nell’impresa non è necessariamente più dotato degli altri: ha imparato a costruire un metodo sostenibile, a mantenere la costanza nel tempo e a coltivare una motivazione capace di resistere alle inevitabili difficoltà del percorso. Frutto di oltre vent’anni di studio, esperienze dirette e riflessioni maturate sul campo, questo libro raccoglie 23 note pratiche dedicate a chi desidera affrontare l’apprendimento linguistico in modo autonomo, consapevole ed efficace. Dalla costruzione del lessico essenziale alla gestione della grammatica, dall’uso intelligente delle nuove tecnologie alla scelta dei materiali più adatti, ogni capitolo offre strumenti concreti per trasformare lo studio in un’abitudine quotidiana. Continua a leggere “Come imparare le lingue da soli”
Inauguriamo questa nuova rubrica, molto semplicemente intitolata “Libri per studiare”, dedicata a consigli pratici per l’apprendimento delle lingue, della cultura e della storia dell’Asia orientale. Il primo volume di cui voglio parlare è Odekake Nihongo Kaiwa della YouTuber Akane (titolo completo originale,
Se vi interessa lo studio delle lingue straniere, e se avete raggiunto una prima capacità comunicativa di uso indipendente in una lingua diversa dalla vostra lingua madre, avrete certamente notato un fenomeno psicologico: il tempo necessario per “il mutamento di codice”. In inglese questo fenomeno linguistico è detto code-switching. Ma c’è una cosa che non è così semplice da spiegare. Il code-switching richiede tempi diversi a seconda delle circostanze. Proviamo a fare un esempio concreto per capire meglio il concetto. L’individuo x è in grado di parlare una lingua straniera (L2) con una buona capacità comunicativa. Il passaggio dalla lingua madre (L1) alla lingua straniera (L2) non è immediato e richiede tempi diversi che possono variare in base alla condizione fisica, mentale, all’argomento di discussione (se per esempio è un settore che utilizza termini di cui x non è esperto che vanno quindi spiegati), dell’uso da parte del suo interlocutore di una variante standard della L2 oppure di forme gergali, dialettali, e così via. Tutto questo implica, come dicevamo, che i tempi di passaggio siano fluidi.