Il J-pop e le danze Kagura (神楽)

La performance artistica come cuore (“timido”) della cultura giapponese

462573161_1111780793674591_6703881592804725701_nAll’inizio pensavo che il J-pop fosse solo una variante regionale del pop internazionale, con qualche peculiarità che lo rendeva diverso, come la lingua utilizzata e qualche raro richiamo alla musica tradizionale. In particolare, mi pareva che quel genere che racchiude band di ragazzine saltellanti che spesso cantano in coro, ricorrendo a stili, abiti e espressioni del noto linguaggio del “kawaii”, potesse considerarsi un genere emblematico del J-pop. In realtà, qualche riflessione sul passato, sulla storia culturale del paese, mi ha dato qualche spunto per vedere un po’ più in profondità questa variante giapponese del pop internazionale. Continua a leggere “Il J-pop e le danze Kagura (神楽)”

Dalla punta di pennello alle insegne al neon

Il fascino della scrittura: i caratteri cinesi

462576640_582797030897519_1803263300431755273_nIn ogni manuale di introduzione alla scrittura o alla grammatica delle lingue che usano i caratteri cinesi (in cinese 汉字 hànzì, in giapponese 漢字 kanji), troverete un minimo di storia di questo antichissimo metodo di scrittura, tanto complicato quanto affascinante e incredibilmente espressivo. Scoprirete che i caratteri sono gli stessi, o quasi, nelle lingue cinese e giapponese, ma con delle differenze. Nella Cina continentale negli anni ’50 sono stati introdotti i caratteri semplificati per aumentare l’alfabetizzazione: lo scopo era rendere la scrittura più semplice, riducendo il numero di tratti necessari per un carattere. Questo ha sì semplificato i caratteri tradizionali, permettendo a più persone di imparare a leggere e scrivere, ma in qualche caso ha eliminato il segno “semantico” che rendeva il carattere significativo, talvolta impoverendo il carattere che ne è risultato. Taiwan e Hong Kong hanno invece scelto di mantenere i caratteri tradizionali non semplificati. Questi caratteri sono più vicini a quelli usati nella letteratura classica. Continua a leggere “Dalla punta di pennello alle insegne al neon”

Lo spazio culturale europeo

Orlando Figes racconta la formazione di una cultura comune europea attraverso la biografia dello scrittore russo Turgenev

figesOrlando Figes è un noto russista inglese, docente all’università di Londra. Il suo voluminoso libro, Gli Europei. Tre vite cosmopolite e la costruzione della cultura europea nel XIX secolo, (Mondadori 2019) ha ambizioni più ampie che fuoriescono dal recinto degli studi slavi che gli è proprio. Partendo dalla biografia di un autore centrale della storia letteraria russa, Ivan Turgenev, e di Pauline e Louis Viardot, Figes racconta sullo sfondo biografico il processo di formazione di una cultura comune europea che proprio nei decenni centrali del XIX secolo stava emergendo in tutta la sua evidenza. L’intreccio tra le vicende biografiche dei personaggi storici ritratti rende la narrazione avvincente, e fornisce lo spunto per parlare di tali mutamenti sociali e culturali. Continua a leggere “Lo spazio culturale europeo”

Danza Venere, balla Bacco…

Mito classico e arte rinascimentale: una guida alla comprensione

51PGOWJYCtLImmaginiamo di entrare nel salone di una magnifica dimora storica. Magari ci troviamo nella veste di turisti. Alziamo gli occhi verso un vorticante soffitto affrescato. Riconosciamo qualche immagine, qualche personaggio, ma per lo più il godimento che ne traiamo è estetico, non mediato dalla conoscenza del soggetto. È molto probabile che il tema trattato dall’affresco sia di origine mitologica, e precisamente che le figure che dominano maestose sulla nostra testa, siano divinità del pantheon greco-romano. Continua a leggere “Danza Venere, balla Bacco…”

La Roma dei salotti culturali

Arguzia, stupore e potere del dialogo salottiero

romaQuando acquisto libri in contesti non familiari, vale a dire non nelle solite librerie in cui vado, ma in giro per il paese, per bancarelle, in ammuffite librerie di usato, e così via, sono solito mettere una notarella sul luogo e la data di acquisto, in fondo al libro. Pare che questa volta mi sia dimenticato di scrivere questa nota ausiliare della memoria, visto che il libretto Salotti romani dell’Ottocento, scritto da Ludovico Paolo Lemme e pubblicato da una casa editrice che non avevo mai sentito, non riporta né data, né luogo di acquisto. Il volumetto ha “solo” trent’anni, ma pare ben più antico per via della grafica retro. Non è stato, però, il valore antiquario del libro, peraltro nullo, a spingermi a comprarlo (forse a Bologna?), quanto il tema: il salotto culturale. Continua a leggere “La Roma dei salotti culturali”

Due pezzi di legno sul pavimento

Il gioco dell’arte contemporanea

Due pezzi di legno appoggiati sul pavimento sono un’opera d’arte? La maggior parte di noi risponderebbe di no. E due lastre di metallo appoggiate in un angolo? No, sicuramente. È arte una superficie percorsa da segni e macchie casuali, un’immagine pubblicitaria a stampa strappata o replicata all’infinito, un manichino nudo appeso con una corda, e così via? L’arte, fin dalla prima parte del Novecento, ha imboccato ben altre strade rispetto al figurativo tradizionalmente relegato nei confini della tela, nella “porzione” materiale che andava a costituire una scultura o tuttalpiù nella superficie di parete che ospitava l’affresco.

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