Lingua giapponese in pratica

LIBRI PER STUDIARE: “Odekake Nihongo Kaiwa” della YouTuber Akane

Inauguriamo questa nuova rubrica, molto semplicemente intitolata “Libri per studiare”, dedicata a consigli pratici per l’apprendimento delle lingue, della cultura e della storia dell’Asia orientale. Il primo volume di cui voglio parlare è Odekake Nihongo Kaiwa della YouTuber Akane (titolo completo originale, 聞いて、話せる!おでかけ日本語会話). Si tratta di un libro per lo studio della lingua giapponese. Akane-san gestisce un canale YouTube molto seguito, con quasi 700.000 iscritti. Non sorprende, perché i contenuti sono curati con serietà e risultano davvero utili per lo studio della lingua giapponese, che è lo scopo principale del canale. Devo ammettere che non sapevo che Akane avesse pubblicato un libro sull’argomento. Seguendo talvolta i suoi video, ero concentrato sull’aspetto online, e la notizia mi era sfuggita. L’ho scoperto per caso una sera, in una libreria di Shinjuku, nel reparto lingue straniere: vedendo la sua foto in copertina, ho subito riconosciuto la nostra Youtuber. Continua a leggere “Lingua giapponese in pratica”

Lingue diverse, diversi modi di organizzare il mondo

Un confronto tra strutture delle lingue europee e il giapponese

Introduzione. Questo articolo esplora come famiglie linguistiche distinte, rappresentate dall’italiano (come esempio di lingua indoeuropea) e dal giapponese, organizzino concetti pragmatici universali quali l’espressione del consiglio, del desiderio e della necessità attraverso architetture grammaticali divergenti. Partendo da un’analisi della costruzione giapponese “-ta hō ga ii”, equivalente funzionale di espressioni come “è meglio…”, risulta chiaro come la realizzazione di significati affini avvenga non per stretta corrispondenza lessicale, ma attraverso principi sintattico-pragmatici differenti. L’analisi rivela una dicotomia tra un approccio dichiarativo ed esplicito, tipico delle lingue europee, e un approccio relazionale ed implicito, caratteristico del giapponese, suggerendo che la grammatica operi come un filtro cognitivo attivo nell’organizzazione dell’esperienza. Continua a leggere “Lingue diverse, diversi modi di organizzare il mondo”

Tensioni tra Cina e Giappone

L’Asia orientale, tra storia condivisa e tensioni del presente

La politica tende sempre a polarizzare e a generare tensioni. Per uno spazio come questo, e per la pagina social ad esso collegata che tratta temi culturali sull’Asia Orientale, non è mai ideale affrontarla in modo diretto. Tuttavia l’attualità delle tensioni tra Cina e Giappone mi spinge a condividere qualche riflessione. Mi trovo infatti nella particolare condizione di nutrire una profonda passione per entrambe le culture. I rapporti storici e culturali tra Cina e Giappone sono forse il tema che più mi affascina. Mi capita di “litigare” bonariamente con amici giapponesi lodando la Cina, così come di ricevere commenti poco lusinghieri quando con amici cinesi esprimo apprezzamento per il Giappone. Continua a leggere “Tensioni tra Cina e Giappone”

Lo “Specchio di Dioniso” in Asia Orientale

Le categorie Apollineo e Dionisiaco applicate a Buddhismo, Taoismo e Shintoismo

La famosa diade concettuale di Apollineo e Dionisiaco esposta dal filosofo Friedrich Nietzsche ne La nascita della tragedia, ha avuto nel corso del Novecento e oltre una gran fortuna nel pensiero filosofico, imponendosi come una lente potente per analizzare le tensioni alla base della cultura occidentale e arrivando a influenzare anche letteratura e arte. Il concetto di Apollineo, che trae il suo nome dalla nota divinità greca, rappresenta il principio della razionalità, dell’ordine, della distinzione dei confini individuali e del sogno controllato. L’Apollineo è contrapposto da Nietzsche al Dionisiaco, in onore all’omonimo dio del vino e dell’estasi, principio che incarna al contrario la forza primordiale dell’ebbrezza, della dissoluzione dell’io nell’indistinto, della spontaneità naturale e della frenesia orgiastica. Continua a leggere “Lo “Specchio di Dioniso” in Asia Orientale”

Il Buddhismo e l’Occidente

Storia di un tradimento o fase nuova?

L’interesse dell’Occidente per il Buddhismo è un fenomeno complesso e stratificato, il cui sviluppo abbraccia tre secoli di storia. In origine, nell’Ottocento, la dottrina del Buddha aveva attirato l’interesse di un’élite di intellettuali, alimentato dal fenomeno dell’Orientalismo, l’imitazione o rappresentazione di culture asiatiche fiorita dopo le esplorazioni coloniali, e dall’applicazione dei nuovi metodi filologici allo studio dei testi orientali. Questo approccio iniziale fu quindi prevalentemente accademico, artistico e filologico, non rispondendo ad esigenze di tipo spirituale. Continua a leggere “Il Buddhismo e l’Occidente”

The Solitudes of Tokyo

Young suicides and lonely expatriates: the melancholic side of the Asian metropolis

A view of the city. How could a collectivist society — one in which the group is more important than the individual, and where relationships and hierarchy are central — become a fragmented society of people who rush about, busy and often alone, like isolated atoms spinning in empty space? Tokyo is not Japan; it is an exception — as all large metropolises are. The “average” life may well be found in smaller towns and provincial cities. Yet Tokyo, as an exception, contains both what is traditional and characteristic of the local culture and what departs from it. After spending most autumns here for three years, I have slowly and with difficulty begun to form a deeper sense of the city — not so much through its outward manifestations or its urban layout, but through what I might call Tokyo’s “intimate emotional life.” Continua a leggere “The Solitudes of Tokyo”

Studying Buddhism

Confessional Perspectives vs. Laic/Non-Confessional Historiography

In debates about Buddhism—especially when discussing practice and the spiritual value of the Buddha’s message—it is common to encounter claims that the doctrine’s historical development has altered its “original” message. Such judgments typically imply two things: on the one hand, they presuppose the existence of an immutable origin against which change can be measured; on the other, they often carry a value judgment that denounces the present as corrupted or decayed compared with an alleged primordial purity. This is an ancient religious topos that connects an original message to the degeneration of later times. This reading is problematic and, from both historical and philosophical standpoints, should be approached with caution. Continua a leggere “Studying Buddhism”

Tocchi di pennello e acconciature da geisha

Il minimalismo allusivo ne L’oca selvatica di Mori Ōgai

Non penso di essere il solo ad accostare spesso la letteratura giapponese al concetto di “minimalismo”. Si tratta di un concetto vago e allusivo, a sua volta difficile da definire. La lettura di molte opere note di questa letteratura è in grado proprio di suscitare questa sensazione: nella povertà relativa di eventi, si intravede un mondo poetico di allusioni che, con pochi tratti, disegna trame più complesse in controluce. In particolare, le opere di era Meiji, Taishō e della prima parte dell’era Shōwa, vale a dire dalla seconda metà dell’Ottocento fino agli anni Trenta del Novecento, circa. L’oca selvatica「雁」di Mori Ōgai (森 鷗外) si inserisce in questa sfumatura, in queste sensazioni. Continua a leggere “Tocchi di pennello e acconciature da geisha”

Lo studio universitario delle lingue e le certificazioni linguistiche

Servono davvero per imparare una lingua straniera?

Gli esami di certificazione e gli esami universitari servono davvero a qualcosa? È una domanda che può sembrare retorica, ma nasconde varie ambiguità. La competenza linguistica si mostra soprattutto attraverso l’efficacia comunicativa con i parlanti nativi; tuttavia la correttezza grammaticale e la capacità di articolare pensieri complessi dipendono anch’esse da una conoscenza strutturata della lingua. Questa affermazione è condivisibile, ma richiede precisazioni: conviene riflettere sui limiti dei metodi impiegati per «verificare» la conoscenza linguistica. Continua a leggere “Lo studio universitario delle lingue e le certificazioni linguistiche”

Canali YouTube per studiare il giapponese

Una rassegna di preferenze personali

Se studiate la lingua giapponese e ambite a comunicare fluentemente, armatevi di pazienza e dedicate qualche minuto a questo articolo. Chiunque ami imparare lingue straniere sa che l’ascolto prolungato e quotidiano – dopo aver acquisito un vocabolario di base e una conoscenza generale delle strutture grammaticali – conduce a progressi sorprendenti se portato avanti con costanza. Lo comprensione teorica della struttura di una lingua è fondamentale, ma va affiancata il prima possibile all’uso pratico: parlate e ascoltate il più possibile. In altre parole, divertitevi, esplorate, innamoratevi e vivete la lingua che desiderate apprendere. La lingua straniera che studiate deve diventare parte di voi, è l’unico modo per impararla veramente. Continua a leggere “Canali YouTube per studiare il giapponese”

Micro-mondi e incomunicabilità

Le parole del silenzio di Michele Prisco (1981)

Michele Prisco era considerato un autore importante della letteratura italiana del dopoguerra. La sua lunghissima carriera letteraria, iniziata nell’immediato dopoguerra, si è protratta fino alle soglie del nuovo millennio, con esiti altalenanti per quanto riguarda la fortuna editoriale dei suoi libri. È stata invece la cosiddetta “fortuna postuma” a non rendere giustizia a questo autore: oggi sono davvero poche le sue opere ancora reperibili sul mercato, riedite di recente. Qualche tempo fa, cercando tra gli autori del secondo “Novecento italiano dimenticato”, avevo inserito Prisco tra le mie letture. Per vie fortuite (libri ereditati), alcuni anni fa sono entrato in possesso di alcuni suoi romanzi e il primo che ho deciso di leggere non è stato il suo più famoso e, a quanto pare, il più importante (Una spirale di nebbia, Premio Strega 1966), bensì un’opera relativamente tarda: Le parole del silenzio. Continua a leggere “Micro-mondi e incomunicabilità”

Social media per scrittori

Su Facebook non ti legge più nessuno, vai su Tiktok!”

Negli anni è stata annunciata la fine di Facebook innumerevoli volte. Eppure il vecchio social network – che ormai ha compiuto vent’anni – continua a tornare a galla, macinando utili. Certo, è evidente che la fascia più giovane abbia abbandonato da tempo la piattaforma di Zuckerberg: la battuta “Facebook è quello blu”, usata dai ragazzi per liquidare i commenti “boomer”, è diventata un’icona generazionale. Al di là delle dispute tra vecchie e nuove generazioni, Facebook conserva una peculiarità cruciale per chi si dedica alla scrittura o a certi tipi di “creazione di contenuti” (sì, suona strano dirlo in italiano, lo so): qui la parola scritta resiste, affiancando ancora immagini e video. Continua a leggere “Social media per scrittori”

Perché gli italiani amano così tanto il Giappone?

Tra influencer, semplificazioni e idealizzazioni, storia di uno strano amore

Penso che questo fenomeno sia così particolare, socialmente e mediaticamente, da risultare difficile da spiegare anche da parte degli esperti di comunicazione. Perché, già da qualche decennio, il Giappone è così di moda tra gli italiani? Sono convinto che questa popolarità non derivi solo da un mio “effetto algoritmo”. Mi occupo di questa tematica da tempo, così i social e i dispositivi che uso mi mostrano costantemente contenuti legati al Giappone. Si rischia di confondere la mia “rappresentazione algoritmica” personalizzata con la realtà. Ma in effetti, se osserviamo attentamente, la presenza di contenuti legati al Giappone è davvero enorme. La domanda iniziale non ha risposte semplici. Il legame tra italiani e il Paese del Sol Levante va spiegato non soltanto attraverso fenomeni sociali e mediatici, ma anche valutando se esista un’insospettabile affinità culturale. Ma proviamo ad affrontare questo fenomeno in modo più sistematico. Continua a leggere “Perché gli italiani amano così tanto il Giappone?”

Gli ultimi giorni di Teresa Teng

La fragilità e la normalità di una star della musica asiatica

L’8 maggio 1995 l’Asia intera fu scossa dalla scomparsa improvvisa e prematura, a soli 42 anni, della cantante cinese-taiwanese Teresa Teng, conosciuta nelle aree di lingua cinese con il suo vero nome, Dèng Lìjūn (邓丽君). Nata nel 1953 a Taiwan, Teresa Teng divenne un’icona della musica pop grazie alla sua voce delicata e al tono emotivo con cui interpretava i temi universali delle sue canzoni, tra i principali l’amore e la nostalgia. Il suo stile musicale, un pop melodico declinato in senso asiatico, era caratterizzato da una fusione tra musica tradizionale cinese e arrangiamenti occidentali. Tra le principali hit si ricordano 《月亮代表我的心》 The Moon Represents My Heart, inno romantico simbolo del suo repertorio, 《我只在乎你》 I Only Care About You, una ballata malinconica a tema amoroso, e 《甜蜜蜜》 Sweet as Honey, un motivo allegro divenuto la colonna sonora di un’epoca. Continua a leggere “Gli ultimi giorni di Teresa Teng”

Hong Kong, l’anima di una città incredibile

Tra storia, cinema e letteratura, l’essenza di una delle metropoli più straordinarie dell’Asia.

Hong KongOpera a metà strada tra diario di viaggio, saggio e opera letteraria, Hong Kong. L’anima di una città incredibile cerca di svelare l’essenza e l’identità di una delle metropoli più affascinanti dell’Asia Orientale. Dopo una breve introduzione sulla storia di Hong Kong, il libro esplora vari temi chiave: l’influenza del paesaggio urbano sulla visione della vita degli abitanti, il modo in cui vengono vissuti gli spazi sociali, la storia dello sviluppo architettonico e la dimensione linguistica, letteraria e spirituale della città. Cinema e letteratura hanno creato un immaginario collettivo della città, dipingendola ora come intima e romantica “Parigi d’Oriente”, ora come la violenta città delle Triadi. Ma soprattutto, questo libro racconta della Hong Kong autentica e genuina che si cela dietro la facciata di centro finanziario globale: la città vibrante dei mercati rionali, dei piccoli templi incastonati tra i grattacieli, dei parchi cittadini pieni di vita. Continua a leggere “Hong Kong, l’anima di una città incredibile”

I mercati di Sham Shui Po

Qualche estratto del libro (in bozza) “Hong Kong, l’anima di una città incredibile”, di prossima uscita

469748425_512796455124072_4560471979445824616_n[…] Intenzionato a scoprire la vera anima della città, imbocco Nathan Road verso nord con l’idea di percorrerla per un tratto e poi deviare verso nord-ovest, e arrivare così al distretto di Sham Shui Po. È lì che si trovano i mercati rionali più vivaci di Hong Kong, ed è lì che, a quanto pare, non troverò traccia di stranieri occidentali e di turisti. La vita vera, insomma, quella che sto cercando. Alla fine, avrò vagato per la vecchia Hong Kong per circa otto ore, e tornerò esausto al mio hotel, ma entusiasta per l’umanità riscoperta, con immagini vere e piene di vita negli occhi. Continua a leggere “I mercati di Sham Shui Po”

Il J-pop e le danze Kagura (神楽)

La performance artistica come cuore (“timido”) della cultura giapponese

462573161_1111780793674591_6703881592804725701_nAll’inizio pensavo che il J-pop fosse solo una variante regionale del pop internazionale, con qualche peculiarità che lo rendeva diverso, come la lingua utilizzata e qualche raro richiamo alla musica tradizionale. In particolare, mi pareva che quel genere che racchiude band di ragazzine saltellanti che spesso cantano in coro, ricorrendo a stili, abiti e espressioni del noto linguaggio del “kawaii”, potesse considerarsi un genere emblematico del J-pop. In realtà, qualche riflessione sul passato, sulla storia culturale del paese, mi ha dato qualche spunto per vedere un po’ più in profondità questa variante giapponese del pop internazionale. Continua a leggere “Il J-pop e le danze Kagura (神楽)”

Corpo di mille balene

Note sul libro di David Cordingly, Storia della pirateria (Mondadori)

Storia della pirateriaQuanto il mondo conservava qualche lembo di terra ignota, i ribelle, i reietti, i disadattati, gli infelici, potevano decidere di imbarcarsi verso l’ignoto e canalizzare così nel viaggio le proprie ansie, le proprie insoddisfazioni. Questa possibilità doveva avere una potente funzione catartica a noi sconosciuta in quest’epoca di geo-localizzazioni Google e visioni satellitari. Tra le possibilità di fuga vi era senz’altro la possibilità di diventar pirata e tentare la fortuna per i mari. Si trattava di una vita avventurosa e pericolosa, un’esistenza in balia di uomini senza scrupoli e sotto la costante minaccia della morte che poteva giungere per fame, naufragio, o per una palla di cannone sparata dalle navi che tentavano di respingere gli attacchi pirati e che, nel migliore dei casi, avrebbe potuto tranciarti di netto una gamba o un braccio. Continua a leggere “Corpo di mille balene”

Dalla punta di pennello alle insegne al neon

Il fascino della scrittura: i caratteri cinesi

462576640_582797030897519_1803263300431755273_nIn ogni manuale di introduzione alla scrittura o alla grammatica delle lingue che usano i caratteri cinesi (in cinese 汉字 hànzì, in giapponese 漢字 kanji), troverete un minimo di storia di questo antichissimo metodo di scrittura, tanto complicato quanto affascinante e incredibilmente espressivo. Scoprirete che i caratteri sono gli stessi, o quasi, nelle lingue cinese e giapponese, ma con delle differenze. Nella Cina continentale negli anni ’50 sono stati introdotti i caratteri semplificati per aumentare l’alfabetizzazione: lo scopo era rendere la scrittura più semplice, riducendo il numero di tratti necessari per un carattere. Questo ha sì semplificato i caratteri tradizionali, permettendo a più persone di imparare a leggere e scrivere, ma in qualche caso ha eliminato il segno “semantico” che rendeva il carattere significativo, talvolta impoverendo il carattere che ne è risultato. Taiwan e Hong Kong hanno invece scelto di mantenere i caratteri tradizionali non semplificati. Questi caratteri sono più vicini a quelli usati nella letteratura classica. Continua a leggere “Dalla punta di pennello alle insegne al neon”

Il piacere dell’avventura

Viaggio al centro della terra” di Jules Verne (1864)

Non c’è niente da fare. Ogni volta che leggo un romanzo di Jules Verne ne rimango entusiasta. Così è avvenuto con Viaggio al centro della terra, e così avvenne qualche anno fa con Ventimila leghe sotto i mari. Il sapiente gioco tra verisimiglianza scientifica, ritmo narrativo, e vividezza dei personaggi e delle descrizioni, rendono questo autore un vero piacere da leggere, anche in traduzione. Fortunatamente, il corpus delle opere di Jules Verne a cui attingere è enorme: solo se parliamo della cosiddetta serie dei “Viaggi straordinari”, il prolifico autore francese pubblicò in vita cinquantaquattro romanzi; e se a questi si aggiungono altri otto postumi della stessa serie, ben si capisce quanto fosse metodico e instancabile questo scrittore. Questa nota di lettura sarà insolitamente breve, perché mi pare superfluo tentare una qualche forma di recensione che riporti la trama o un’analisi narrativa e stilistica. Farò solo qualche considerazione sul libro e sul genere. Non ho nessuna intenzione di rovinare il gusto della lettura di questo libro. Continua a leggere “Il piacere dell’avventura”